sabato 31 ottobre 2015

Legambiente Molise ha eletto il nuovo presidente. Una regione più green, è questa ora la sfida

leggi da Il giornale:


Legambiente Molise ha eletto il nuovo presidente. Una regione più green, è questa ora la sfida



Arezzo. Il Wwf: “No alle uccisioni di cinghiali”

Cinghiali e lupi, il parere di Wwf.

Da qualche tempo uno degli argomenti più presenti sulla cronaca locale è la questione degli ungulati e dei lupi che, con la loro eccessiva presenza, sembrano minacciare continuamente cittadini, casolari ed allevamenti, dell’area pedecollinare e urbana della nostra provincia.
La posizione della nostra associazione su tale argomento è stata e sarà sempre chiara e coerente. Infatti, per quanto concerne gli ungulati, soprattutto il cinghiale, la cui espansione è dovuta ad una infelice e mal programmata reintroduzione alcuni decenni fa e ad una cattiva gestione negli ultimi decenni, abbiamo sempre auspicato, per un contenimento dei danni e una maggiore tutela della biodiversità, la creazione di praterie o seminativi a perdere di alta quota o il loro impiego in progetti di reintroduzione in altre aree appenniniche, nonchè progetti di sterilizzazione certo non facili da attuare ma comunque mai nemmeno approcciati. Invece, ancora oggi si torna alla carica con “piani di prelievo cruenti” ossia gli abbattimenti con fucile da attuare da parte delle squadre di cinghialai, come panacea di tutti i mali. Il WWF è dell’avviso che la soluzione di rivolgersi al mondo venatorio per “ridurre e contenere gli ungulati” sia una sorta di boutade mediatica e poco più. I cittadini più informati sapranno certamente, che questo genere di politica gestionale è in corso da almeno 15 anni, infatti, i cosiddetti piani di abbattimento annuali a cui si aggiungono gli interventi di controllo, portano la media di uccisioni annue di cinghiali ad almeno 15000 capi, questa strage legalizzata, attuata con il beneplacito delle Istituzioni preposte (Regione e Provincia), evidentemente non ha mai dato i frutti sperati se oggi siamo ancora qui a discutere di ridurre il numero di cinghiali.
Lo stesso discorso vale per gli altri ungulati, capriolo, daino e cervo, per i quali si vuole lasciare intendere che godano di impunità o nessuna gestione. Non è così, anche queste specie vengono gestite con un piano di prelievo studiato e approvato dalle Istituzioni. Se i luminari interpellati recentemente arrivano a dichiarare che non c’è gestione le cose sono due: o non si conoscono i fatti e si parla tanto per dire qualcosa oppure è evidente che la soluzione cruenta non è la strada da seguire. È lo stesso mondo scientifico che ha ampiamente dimostrato che qualunque specie e i mammiferi in particolare, se è particolarmente minacciata tende a riprodursi in modo più intenso. Forse è giunto il momento di esaminare il problema non già da dietro un mirino e una canna di fucile ma in modo serio e scientifico da parte di chi conosce in modo approfondito le dinamiche animali e su quelle può dare suggerimenti su come agire. Gli animali frequentano maggiormente le aree dove trovano facilmente cibo e sono meno minacciate, che si tratti di aree protette o zone abitate dove la presenza di coltivazioni e l’assenza di minacce (caccia) li rende più sicuri. Qui si innesca l’aspetto legato alla presenza del lupo, che laddove preda prevalentemente gli ungulati è naturale che possa seguirli nei loro spostamenti. Questo predatore, la cui presenza, a dispetto di quanto affermano alcuni soggetti (la cui ignoranza sarebbe da segnalare al guinness), non è dovuta a ripopolamenti artificiali ma alla disponibilità di “prede”, svolge un ruolo essenziale nell’ecosistema montano nel contenere l’eccessiva espansione dei cinghiali e degli erbivori anche di grandi dimensioni.
La conservazione di vitali popolazioni di lupo rappresenta per il WWF un contributo importante al mantenimento equilibrato della biodiversità ed un beneficio per tutte le altre componenti ambientali ad essa correlate. La presenza del predatore solleva però, anche in relazione alla continua espansione del suo areale, rilevanti problemi gestionali principalmente connessi alle aggressioni al bestiame. Un’analisi approfondita sui conflitti tra l’uomo ed il lupo è quindi un elemento fondamentale per mettere in atto tecniche di conservazione e pacifica convivenza con il predatore, strategie da rendere operative con il contributo delle diverse componenti sociali della collettività. Una politica di corretta gestione dei danni alla zootecnia per esempio, non può prescindere dal completo risarcimento dei sinistri, compresi quelli indiretti e provocati da tutti i canidi che rappresentano un problema sempre più crescente, ma deve essere vincolata all’adozione di tutte quelle forme di prevenzione e dissuasione possibili (guardiania, recinzioni ecc.) in modo da evitare atteggiamenti passivi da parte degli allevatori. Altra azione prioritaria da mettere in pratica è quella del controllo del fenomeno dei cani vaganti, rinselvatichiti o ibridati, i quali non temendo l’uomo, costituiscono una seria minaccia per gli allevamenti, la conservazione del lupo e l’uomo stesso.
Nonostante che nel corso del tempo la comune opinione nei confronti del lupo sia molto migliorata, stiamo assistendo negli ultimi tempi ad unarecrudescenza ingiustificata di quella feroce campagna persecutoria di cui la specie è stata oggetto per due terzi del XX° secolo. Torna ad aleggiare sul lupo una percezione negativa, dovuta sia all’impatto che il predatore esercita su alcune attività produttive, sia per una visione della natura basata sull’atavica paura del “lupo cattivo”. Questa situazione è stata enfatizzata spesso da alcuni soggetti seguiti a volte in modo poco obbiettivo da alcuni organi di stampa che montano campagne denigratorie e di disinformazione non supportate da conoscenza scientifica ma esclusivamente da pregiudizi. Il WWF ritiene indispensabile da parte di istituzioni ed organismi scientifici proseguire nell’opera di una corretta informazione ed educazione volta a presentare un’immagine positiva del lupo quale presupposto necessario per una giusta coesistenza tra uomo e predatore, eliminando quella paura generata dalla “non conoscenza” o dal pregiudizio.

Gronda, il Wwf a Ceraolo: «Ecco il contro-progetto»

buone pratiche
SACILE. Ogni tanto si può anche sognare: così il delegato regionale di Wwf Italia, Alessandro Giadrossi, ha commentato il progetto, alternativo alla Gronda est, per l’utilizzo dell’area tra le due ferrovie (Sacile-Gemona e Venezia-Udine) e il rio Paisa, presentato l’altra sera a Sacile.
Obiettivo natura. Il progetto punta sulla rinaturalizzazione per bloccare le previsioni urbanistiche comunali, in particolare la realizzazione della nuova arteria destinata a collegare nord (via Prati di Santa Croce) e sud (via Flangini) della città.
Lo fa con una proposta di sviluppo globale di Sacile che passa attraverso una riflessione ambientale, la quale porta alla messa in sicurezza idraulica della città e alla ristrutturazione dell’espansione urbana. All’introduzione di Emilio Ditali sono seguiti gli interventi di Giorgio Beppino Presot e Gianluca De Vido, i quali hanno illustrato le linee guida dell’iniziativa.
Giadrossi ha quindi motivato il sostegno dell’associazione ambientalista all’impegno del Comitato per il bosco urbano a tutela di una zona di grande pregio ambientale che può rappresentare una carta in più da giocare nel futuro per Sacile.
Per questo ha invitato l’amministrazione comunale a credere e investire nel progetto e a fare l’interesse pubblico con un ritorno all’antico quando si regalavano i boschi alle città.
L’assessore. La presenza all’incontro dell’assessore sacilese all’urbanistica Anna Elsa Zanfrà, che si è presentata come ambientalista e amante della natura, ha innescato un articolato dibattito in cui è emersa palese da parte degli intervenuti l’avversione per la Gronda est.
Da parte sua l’assessore ha ribadito che non c’è nell’amministrazione comunale nessuna volontà di cementificare e di lottizzare un’area per la quale, ha anticipato, si sta definendo un progetto finalizzato a ottenere fondi europei per la realizzazione.
Allo stato attuale l’area si sviluppa su una superficie di circa 40 ettari, principalmente a vocazione agricola, attraversata dal Paisa lungo le cui rive sopravvivono ancora aree boscate legate all’ambiente fluviale.
A nord del fiume c’è la parte più antropizzata che può essere considerata come zona di transizione tra campagna e città.
Il territorio. Il contro-progetto viario si pone due obiettivi: porre fine al problema delle periodiche inondazioni del centro di Sacile e la rinaturalizzazione di un’area vicina al centro città.
Due le azioni previste: abbattere l’argine sud della Paisa, permettendo la libera esondazione del fiume nell’area dell’intervento, e in seconda battuta rinaturalizzare l’area umida che diverrà una cassa di espansione in caso di piena.
Laddove per rinaturalizzazione si intende riportare la zona allo stato naturale originale rimuovendo quanto creato dall’azione antropica sviluppata nei secoli. Una volta naturalizzata l’area sarà attraversata da percorsi ciclopedonali con postazioni per l’osservazione dell’avifauna a scopo didattico e di ricerca.

giovedì 29 ottobre 2015

cambiamento climatico... ma io che posso fare?

WWF: Cosa puoi fare in viaggio contro il cambiamento climatico


A causa del cambiamento climatico, l’Artico sta scomparendo. Il ghiaccio è di vitale importanza per la sopravvivenza di tantissime specie: dalle enormi balene agli orsi polari.
Entro il 2040, solo una piccola quantità di ghiaccio resisterà alla fusione estiva.
Il WWF dal 1992 è attivo in Artico per proteggere la “Last Ice Area” composta dai ghiacci perenni che ancora resistono al surriscaldamento globale e che sono, oggi più che mai, un bene prezioso per l’equilibrio della natura e dell’umanità.
Nel mondo sopravvivono ancora solo 20 mila orsi polari circa. La loro zona abituale di caccia sta però sta cambiando rapidamente: i ghiacci fondono sempre più velocemente costringendo gli orsi a cercare le prede nuotando di più e sempre più lontano.
Costretti a intraprendere lunghissimi spostamenti per sopravvivere, sono sempre più esposti ai bracconieri e al rischio di conflitti con le comunità umane.
... e questo è quanto puoi fare tu in viaggio:
  • Riduci i tuoi viaggi in automobile, usando almeno quanto più possibile i mezzi pubblici, o condividi l’auto. Ma soprattutto per i piccoli spostamenti: cammina o pedala!
  • Non seguire le mode, non cambiare auto se non è davvero necessario.
  • Guida in modo efficiente ed effettua una corretta manutenzione dell’auto: puoi ridurre consumi ed emissioni fino al 15%.
  • Per gli spostamenti di lavoro in Europa, usa il treno.
Cosa puoi fare in casa...
  • Spegni la luce quando non serve!
  • Spegni tutti gli apparecchi elettrici e gli stand by e non lasciare mai gli alimentatori attaccati alla rete, consumano lo stesso.
  • Fai lavatrici e lavastoviglie a pieno carico ed imposta i lavaggi a basse temperature : 10 gradi in meno equivalgono ad un risparmio energetico del 10%. Inoltre sia i piatti sia i panni si asciugano benissimo all’aria con un forte risparmio di energia!
  • Ripara e ricicla gli oggetti, non ricomprarli. La produzione ex novo richiede grandi quantità di materie prime ed energia.
  • Non eccedere con il riscaldamento invernale. Regolare la temperatura interna dell’abitazioni sui 20°C (con 2 di tolleranza:  è il limite massimo di temperatura stabilito dalla normativa nazionale – DPR 412/1993 modificato dal DPR 551/99- per abitazioni, uffici, scuole e negozi.), che già consentono un clima confortevole: un solo grado in più farebbe salire i consumi di circa il 6-7% l’anno. Non utilizzare il riscaldamento nelle ore notturne o eventualmente, negli ambienti più freddi, cerca di mantenere la temperatura intorno ai 16°C
  • Scegli sempre elettrodomestici di classe A o superiore. Stesso criterio va applicato nella scelta delle lampadine e dei faretti.

Cosa puoi fare a tavola...
  • Mangia meno carne e di qualità, proveniente da allevamenti estensivi. Agli allevamenti, soprattutto bovini, sono  connesse gravi problematiche ambientali (cambiamenti climatici, scarsità idrica, deforestazione, inquinamento, erosione del suolo).
  • Acquista prodotti locali e di stagione, sosterrai l’economia locale ed eviterai l’emissione di CO2 per il trasporto e la coltivazione in serra dei prodotti.
  • Anche in cucina, evita gli sprechi: il cibo che viene gettato è dannoso anche per l’ambiente.
  • Bevi acqua del rubinetto

Cosa puoi fare in cucina...
  • Metti il coperchio sulla pentola quando cucini, si può risparmiare fino a un quarto dell’energia necessaria per la cottura. La pentola a pressione poi per le cotture lunghe è la soluzione da prediligere perché dimezza i tempi di cottura e quindi gli sprechi di energia.
  • Anche il microonde può essere la soluzione giusta in molti casi: tra i forni elettrici è quello che consuma meno e fa risparmiare molto tempo.
  • Il forno è meglio a gas che elettrico perché utilizza una fonte di energia più economica ed ecologica. Se preferisci comunque quello elettrico, scegli un modello ventilato che dà migliori risultati con minori consumi. Durante la cottura, apri il meno possibile il forno per non disperdere il calore: puoi arrivare a risparmiare fino al 30% di energia.
  • Ogni pentola ha il fornello giusto:  è importante scegliere pentole e fornelli proporzionati tra di loro… Infatti la fonte di calore deve rimanere ben sotto la pentola e non disperdersi inutilmente intorno.




Questione Baka: WWF risponde a Survival:


"Le violenze contro la popolazione Baka - dice Isabella Pratesi del WWF - le denunciamo anche noi, ma non per questo dobbiamo smettere di lottare contro le speculazioni private, il taglio delle foreste e le organizzazioni criminali colluse col terrorismo, che controllano sistemi di bracconaggio per uccidere specie protette. Perché - aggiunge - sarebbe come chiedere di chiudere un ospedale perché alcuni infermieri trattano male i malati"


L'articolo di Repubblica è visionabile al link seguente:

http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2015/10/28/news/wwf-126085851/

martedì 27 ottobre 2015

In Molise la raccolta differenziata è un optional

da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/molise-raccolta-differenziata-optional-1187849.html


Separare l'umido dalla carta e la plastica dal vetro? Optional non contemplati dalle famiglie molisane, o almeno così sentenziano le ultime statistiche.

Di certo si è aperta una voragine tra il Nord, che smaltisce il 50% dei rifiuti selezionati grazie anche agli impianti moderni di cui dispone, e il Sud, in netto ritardo sulla tabella di marcia con scadenza nel 2020. "
Molti degli indicatori che emergono nel rapporto mettono in luce come l’Italia sia un sistema virtuoso che non solo non ha niente da invidiare agli altri Paesi ritenuti a torto migliori, ma che oggi costituisce un modello da imitare in Europa - ha spiegato Bernocchi a Il Quotidiano del Molise - e questo è vero anche in una situazione di crisi strutturale delle regioni del Sud, dove però iniziano a vedersi dei timidi segnali di miglioramento. E' quindi un'Italia pronta a cogliere la sfida del passaggio da un'economia lineare a un'economia circolare, un Paese nel quale molti comuni hanno già sviluppato un'industria del riciclo efficiente che ha trasformato i rifiuti in una reale opportunità di sviluppo per i territori". Insomma, i sacchi neri sono passati di moda. Per evolversi rispettando l'ambiente, servono i bidoni colorati.Stando al V Rapporto Banca Dati Anci-Conai illustrato a Roma da Filippo Bernocchi, delegato Energia e Rifiuti dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, il Molise sarebbe una delle regioni italiane più arretrate per quanto riguarda il riciclo dei rifiuti, smaltiti soltanto per il 28,6% da quando è stata ufficialmente avviata la raccolta differenziata nel 2014. E mentre Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Sardegna ed Emilia-Romagna sono le uniche ad aver centrato l'obiettivo fissato dall'Unione Europea con sei anni di anticipo, tutte le altre regioni restano distanti anni luce dal voto di sufficienza in materia ecologica. Tra queste il Molise che, secondo alcuni dati però ancora tutti da verificare, si contenderebbe con la Campania il titolo poco gratificante di regione meno "riciclata" d'Italia.

WWF: indagine sul traffico veicolare a Foggia


"IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IN ATTO SUL PIANETA - HA DICHIARATO CARLO FIERRO, PRESIDENTE DEL WWF FOGGIA - È UN’EMERGENZA AMBIENTALE CHE RIGUARDA ANCHE LA SALVEZZA E IL BENESSERE DEGLI ESSERI UMANI"

"Scopo della Campagna è informare, sensibilizzare, creare attenzione per dar vita ad un movimento di cittadini, imprese, istituzioni che promuovano e sostengano l’accordo globale e sollecitino l’Italia a giocare un ruolo propulsivo all’interno dell’Europa"


Foggia. Dopo le recenti modifiche alla viabilità, i cittadini della Capitanata possono esprimere il proprio parere sull’isola pedonale, e più in generale sulla situazione del traffico veicolare a Foggia, partecipando all’inchiesta on line collegandosi al sito del WWF Foggia www.wwffoggia.it. Il legame tra traffico, vivibilità cittadina, emissione di gas, inquinamento è lampante. L’iniziativa si inserisce, infatti, nel contesto della più vasta Campagna Clima organizzata dal WWF. Tra il 30 Novembre e l’11 dicembre si terrà,infatti, a Parigi la Conferenza ONU sul clima. Si tratta di una tappa determinante nella lotta ai cambiamenti ai climatici in quanto si prefigge l’obiettivo di concludere un accordo vincolante accettato da tutte le nazioni sul contenimento dei cosiddetti gas serra. In concomitanza con tale fondamentale evento, il WWF ha programmato la Campagna Clima.
Scopo della Campagna è informare, sensibilizzare, creare attenzione per dar vita ad un movimento di cittadini, imprese, istituzioni che promuovano e sostengano l’accordo globale e sollecitino l’Italia a giocare un ruolo propulsivo all’interno dell’Europa. La campagna intende poi richiamare tutti ad azioni concrete, favorendo le fonti energetiche rinnovabili e limitando l’uso diretto ed indiretto dei combustibili fossili. Per quanto riguarda l’inchiesta on line riguardante la viabilità a Foggia, i cittadini potranno comunicare se sono o meno favorevoli all’isola pedonale, specificando anche le motivazioni. Potranno esprimere il loro parere sulle recenti modifiche alla viabilità ovvero se hanno o meno migliorato il traffico sia per quanto attiene i veicoli privati che i mezzi pubblici. Anche in questo caso avranno la possibilità di specificare i motivi della propria scelta. L’indagine chiede anche il parere su alcune proposte riguardanti zona a traffico limitato, rotatorie, linea bus ad alta frequenza tra stazione e ospedali riuniti, parcheggi di scambio, piste ciclabili.
I cittadini che esprimeranno il loro parere sulla viabilità a Foggia, potranno anche aderire alla petizione “Stop alla centrali a carbone in Italia” per comunicare che la lotta contro i cambiamenti climatici richiede un impegno personale con l’adozione di stili di vita meno impattanti, un impegno sui problemi locali, come ad esempio il traffico cittadino, ma anche su temi complessivi come è il caso delle centrali elettriche inquinanti. È ormai noto, infatti, come il carbone sia il combustibile fossile più pericoloso per l’ambiente e la salute, ma le centrali italiane continuano a utilizzarlo. In Europa la combustione del carbone provoca ogni anno 23.300 morti premature. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il 22 giugno 2015, agli Stati Generali sul Clima, ha detto: “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” e “Oggi il nostro nemico è il carbone”. Scopo della petizione è proprio quello di chiedere di mantenere gli impegni assunti, facendo seguire alle parole provvedimenti concreti.
“Il cambiamento climatico in atto sul pianeta – ha dichiarato Carlo Fierro, presidente del WWF Foggia – è un’emergenza ambientale che riguarda anche la salvezza e il benessere degli esseri umani e va quindi affrontata con urgenza e con il contributo di tutti. Aderendo all’indagine on line sul traffico veicolare a Foggia, i cittadini di Capitanata possono dare preziose indicazioni per il miglioramento della viabilità e per la riduzione dell’inquinamento in città, con evidenti benefici anche sulla salute. L’auspicio è pertanto che in tanti si colleghino al sito WWF Foggia per partecipare al sondaggio ma anche per aderire alla petizione contro le centrali a carbone in Italia che è il combustibile fossile più inquinante e pericoloso che ci sia.”

bisogno di nuovi jeans?


Clima, il Wwf: “governi ascoltino appello dei vescovi e diano esempio”

da http://www.meteoweb.eu/2015/10/clima-il-wwf-governi-ascoltino-appello-dei-vescovi-e-diano-esempio/528031/

”Un appello sul clima di straordinaria importanza. I governi ascoltino e diano l’esempio per il futuro”. Cosi’ il Wwf Italia a proposito di quanto chiesto oggi, in rappresentanza della Chiesa dei cinque continenti, da cardinali, patriarchi e vescovi di varie Conferenze episcopali delle diverse parti del mondo, in vista della Cop21, il vertice mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a dicembre a Parigi. I vescovi, prosegue Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia, chiedono ”un accordo sul clima che sia equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento: il documento e’ molto importante e importanti sono state le considerazioni dei rappresentanti delle conferenze episcopali nella conferenza stampa seguita alla firma che hanno mostrato come la presa di posizione affondi le sue radici nella loro esperienza pastorale, dalle conseguenze della deforestazione e del cambiamento climatico in Amazzonia, alla minaccia alla sopravvivenza delle piccole isole del Pacifico”. ”E’ la prima volta – osserva Midulla – che vescovi di tutto il mondo rivolgono un appello congiunto di questa portata e chiedono esplicitamente la decarbonizzazione e l’uscita dai combustibili fossili. Ci auguriamo che i governi tengano conto di questa presa di posizione, a cominciare da quelli europei che devono dare l’esempio per il futuro, coscienti delle proprie responsabilita’ sul passato”. Partendo dalla scelta etica di considerare come ”bene” la necessita’ di vivere in armonia con la natura nel rispetto dei diritti umani, nell’appello – conclude – ”si chiede esplicitamente di limitare l’aumento della temperatura globale, di fissare un obiettivo per la completa decarbonizzazione entro meta’ secolo, di porre fine all’era dei combustibili fossili, di fornire a tutti l’accesso alle energie rinnovabili e all’acqua”.

Rapporto Anci-Conai su differenziata e riciclo, bilancio in chiaroscuro per il Molise

da http://www.termolionline.it/192898/rapporto-anci-conai-su-differenziata-e-riciclo-bilancio-in-chiaroscuro-per-il-molise/

ROMA. Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Sardegna e la “new entry” Emilia-Romagna: non c’è il Molise fra le otto Regioni italiane – una in più dello scorso anno – hanno già raggiunto, con ben 6 anni di anticipo, l’obiettivo UE fissato per il 2020 del 50% di avvio a riciclo. Lo evidenzia il V Rapporto Banca Dati Anci-Conai su raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, presentato oggi a Roma da Filippo Bernocchi, delegato ad Energia e Rifiuti dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Anzi, la Regione è ancora lontana dall’obbiettivo con il 28,6% di rifiuti avviati a riciclo nel 2014.
Ma non tutti i dati sono negativi: nel 2014 si è registrato in Molise un aumento dell’1,98% della raccolta differenziata,passata dal 26,74 al 28,71%, e dell’avvio al riciclo, dal 25,9 al 28,6%, in crescita di 2,6 punti percentuali.
A livello nazionale, lo studio evidenzia un lieve aumento (+2,03%) della produzione dei rifiuti nel 2014, termometro inequivocabile di una ripresa dei consumi e, al contempo, un aumento della raccolta differenziata (+3,67%) che ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi di riciclo in moltissime realtà.  Allungando lo sguardo all’Italia nel suo complesso, scopriamo ancora una volta che ci troviamo di fronte a un Paese a due velocità, con un Nord dotato sia di impianti più adeguati che di una maggiore sensibilità rispetto alla tematica. Se le regioni del Centro-Nord raggiungono in media quasi il 50% di effettivo riciclo la gran parte del Mezzogiorno, in assenza di provvedimenti straordinari, difficilmente riuscirà a centrare l’obiettivo entro il 2020.
“Molti degli indicatori che emergono nel rapporto – ha spiegato Bernocchi – mettono in luce come l’Italia sia un sistema virtuoso che non solo non ha niente da invidiare agli altri paesi ritenuti a torto migliori, ma che oggi costituisce, all’interno dello stesso contesto europeo, un modello da imitare. E questo è vero anche in una situazione di crisi strutturale delle regioni del Sud, dove però iniziano a vedersi dei timidi segnali di miglioramento. E’ quindi un’Italia pronta a cogliere la sfida del passaggio da un’economia lineare a un’economia circolare, un Paese nel quale molti Comuni hanno già sviluppato un’industria del riciclo efficiente che ha trasformato i rifiuti in una reale opportunità di sviluppo per i territori”.

Il Molise vanta un primato: la scarsa depurazione delle acque

da http://www.termolionline.it/192876/il-molise-vanta-un-primato-la-scarsa-depurazione-delle-acque/


Di Claudio de Luca
LARINO. Al “Festival dell’acqua” di Milano si è discusso di depurazione delle acque Ed è stata delineata una “Charta” per combattere gli sprechi e per promuovere un accesso equilibrato alle risorse naturali. “Utilitalia” (ex-“Federambiente” e “Federutility”) era presente in forze, ed il suo Direttore ha detto che quello italiano costituisce l’unico esempio di dissesto di una certa entità a livello continentale. “Le cause sono molte. Innanzitutto il basso livello di investimenti. Però accade pure che, quando i soldi ci siano, le progettazioni ritardino ad essere approntate e che i lavori rimangano fermi”. Poi ci si mettono le Amministrazioni locali che, per carenza di fondi, gestiscono i servizi in economia, spesso senza di avere in organico personale adatto. Ed ecco che, parlando di acque, potremmo dire tranquillamente che nelle tubature ne arrivi di torbida al punto che l’Unione europea ha preso a multare il Paese delle “chiare, fresche e dolci acque” cantate da Francesco Petrarca.
Dunque, fra le tante emergenze che investono il territorio c’è pure quello della mancata depurazione dei reflui urbani che, naturalmente, affligge anche il Molise. Scarsi investimenti (e mala gestione!) fanno di questa regione uno dei territori più arretrati. Lo ha dichiarato, in diverse sentenze, la Corte di Giustizia europea che ora – anche per colpa della Patria di Cuoco – si prepara ad infliggere una multa salata al Paese. Sono circa 200 milioni di euro, se ci si limitasse alle condanne già inflitte; ma il conto potrebbe lievitare di tre volte se riferito a tutti i procedimenti “in itinere”. Quante, e quali, siano le sanzioni lo sapremo nel corso del 2016; perciò, per il momento, al fine di comprendere l’entità del fenomeno, basterà prendere atto che il 7% dei cittadini è scollegato dalle reti fognarie e che il 20% dei reflui non sono trattati al punto da inferire gravi danni all’ambiente. Il fenomeno molisano è veramente notevole. Un esempio? Nel 2013, a Larino, il depuratore è rimasto inattivo da aprile a luglio e l’impianto di sollevamento di “Cappuccini 2” non ha funzionato per otto mesi. Basterebbe controllare i registri di lavoro per rendersene conto; oppure collazionare le segnalazioni fatte pervenire al Comune dall’addetto alla vigilanza. Questi episodi (presumibilmente verificatisi anche negli anni precedenti) permettono di ritenere che i cittadini abbiano corrisposto la depurazione persino ad impianto fermo, facendo fronte ad utenze su cui le voci “fognatura” e “depurazione” incidono per oltre il 100%. Ciò significa che, se un mc d’acqua costa “x”, in fattura quell’importo verrà a raddoppiarsi. Naturalmente le conseguenze non sono soltanto di natura contabile perché si realizza anche un inquinamento ambientale. Difatti – per il tramite della rete fognaria cittadina – finirebbero nel Biferno acque non depurate.
Da un punto di vista contabile, nel caso di non-funzionamento degli impianti, la tariffa è dovuta dagli utenti solo a partire dal ripristino ed i gestori – sempre che ne siano richiesti – sono tenuti a restituire le somme riscosse al netto degli oneri sostenuti per l’avvio degli stessi. E’ stata sancita la natura di corrispettivo della tariffa e stabilito il principio per cui non può essere imposto il pagamento di un servizio non fornito. Il Parlamento, nel dare attuazione alla sentenza n. 335/2008 della Corte costituzionale, ha dichiarato che vanno rimborsate le somme riscosse, ritenendo illegittimo l’art. 14 della legge n. 36/1994 nella parte in cui poneva, a carico degli utenti l’obbligo di corrispondere la tariffa di fognatura, “anche nel caso in cui questa fosse stata sprovvista di impianti centralizzati di depurazione oppure quanto essi fossero temporaneamente inattivi”. Una conclusione che si basava sulla natura giuridica della tariffa, quale corrispettivo di prestazioni contrattuali, e non di tributi.

Ecosostenibilità, Campobasso al 53esimo posto

da http://www.primopianomolise.it/citta/campobasso/35920/ecosostenibilita-campobasso-al-53esimo-posto/

I sindaci delle città sanno bene quali sono gli indicatori da tenere d’occhio per salire o precipitare in fondo alla classifica dell’ecosostenibilità che Legambiente stila ogni anno. La missione di ogni sindaco è semplice e complicata allo stesso tempo: trasformare la qualità urbana andando ad incidere su quei pilastri che fanno di una città una smart-city. Pilastri come la mobilità alternativa, i mezzi pubblici, l’innovazione in fatto di raccolta e produzione dei rifiuti, la gestione intelligente delle risorse idriche ed energetiche, ma anche l’attenzione al verde e alla digitalizzazione. Settori che non prosciugano le casse pubbliche ma che comportano cambiamenti epocali, molti dei quali difficili da perseguire perché incidono su radicate posizioni che sarebbe troppo complicato andare a rimodulare. Il rischio è quello di rimanere ancorati a vecchi modi di concepire l’amministrazione della città. Chi invece pian piano ha cominciato a modificare le abitudini ha poi fatto passi avanti nella speciale classifica, dove in fatto di sostenibilità, non ci sono piene promozioni o secche bocciature. La 22esima edizione di Ecosistema urbano se l’aggiudica ancora Verbania la cittadina sulla sponda piemontese del lago Maggiore con un indice pari a 82,75 percentuale altissima, ben lontana però dal 100%. Al secondo posto incontriamo Trento, al terzo Belluno. Tocca poi a Bolzano. Al quinto posto Macerata, al sesto Oristano. La prima città del Sud che si incontra nella speciale classifica è Cosenza piazzata all’undicesimo posto. Per trovare Campobasso bisogna invece scendere a metà classifica, o meglio al 53esimo posto della graduatoria generale. Isernia invece occupa la 86esima posizione con un indice di 41,65. Le ultime 10 posizioni le occupano, se si esclude Massa, tutte province del Sud: Caltanisetta al 95esimo posto e a seguire Massa, Crotone, Catanzaro, Catania, Vibo Valentia, Palermo, Agrigento e Messina che occupa il gradino numero 104 vale a dire l’ultima posizione con un indice di 16,82. Città queste ultime che fanno grossa fatica a rinnovarsi in chiave sostenibile, che arrancano sulla raccolta dei rifiuti e delle energie rinnovabili, al palo restano anche i trasporti pubblici. Dalla ricerca sulla vivibilità ambientale di Legambiente, in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e il Sole 24 Ore, appare netto il divario tra Nord e Sud della Penisola. In generale, ad andare meglio sono le città piccole, sotto gli 80mila abitanti. Tra le grandi realtà, invece, l’unica virtuosa è Venezia, all’ottavo posto. Firenze occupa la 43esima posizione, seguita da Bologna (50), Milano (51), Bari (66), Roma (83), Torino (84), Napoli (90) e Catanzaro (98). Campobasso recupera posizioni nella classifica speciale che riguarda le polveri sottili e si piazza al nono posto con una media dei valori annui di 17,5 a differenza di Benevento che è al 90esimo posto, con una media annua di 44,3. Purtroppo il capoluogo molisano perde quota in fatto di emissioni pericolose che raggiunge la 52esima posizione. Campobasso precipita in fondo alla lista, al settantesimo posto, per la dispersione idrica. L’esempio da seguire è Foggia fa peggio di tutti Frosinone. Poi arriva la ‘mazzata’ quella che riguarda i rifiuti e la raccolta differenziata. In quanto a produzione annua di rifiuti Campobasso non è posizionato male, si piazza al quarto posto con 422,7 chili per abitante all’anno (Nuoro è la prima in classifica con 366 chili e Rimini l’ultima con 798 chili all’anno per abitante). Nota più che dolente per la raccolta differenziata: Campobasso si piazza al 90 posto con un 14% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti prodotti, la maglia rosa spetta a Pordenone dove si ‘recupera’ l’85% di quanto si butta, la maglia nera va invece a Siracusa dove la differenziata non riesce a superare la soglia del 2,8%.

lunedì 26 ottobre 2015

Pirogassificatore di Lanciano-Brecciaio: Wwf e consiglio comunale dicono no

da http://www.chietitoday.it/green/energia/pirogassificatore-lanciano-brecciaio-wwf-consiglio-comunale-dicono-no.html

Pirogassificatore di Lanciano-Brecciaio: Wwf e consiglio comunale dicono no


Il consiglio comunale di Lanciano ha detto no all'unanimità alla piattaforma tecnologica per generazione e recupero di energia da combustibili alternativi (pirogassificatore). “Mai più industrie potenzialmente insalubri per il nostro territorio: è la parola d'ordine del movimento civico Progetto Lanciano sulle tematiche ambientali”, ha dichiarato il vicesindaco Pino Valente.
Parliamo di un progetto che riguarda l'installazione di un impianto per la generazione di energia prodotta dall’utilizzo di plastiche, pneumatici e rifiuti vari che si vorrebbe realizzare in contrada Brecciaio a Lanciano, ma che, come afferma Fabrizia Arduini (presidente dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina), andrebbe a penalizzare il sistema  della raccolta differenziata: "La regione Abruzzo - dice Arduini - ha bisogno di impianti che siano di supporto alla raccolta differenziata, in modo particolare impianti di compostaggio e di recupero di materia, affinchè il rifiuto diventi una risorsa e non un problema".
Il WWF conferma quindi la contrarietà alla realizzazione di questto impianto presentando le osservazioni al progetto insieme all’Oasi WWF e al CISDAM, poichè mal si colloca in un quadro regionale dove la differenziata è ferma al 33,5% , un valore ancora troppo lontano dagli obiettivi fissati a livello comunitario.
"Le discariche - afferma l'associazione - costituiscono ancora la via principale per smaltire i rifiuti, modalità che impedisce lo sviluppo di un ciclo virtuoso fondato su riciclaggio e prevenzione oltre a essere una pericolosa fonte di inquinamento per la salute dei territori e delle persone. La termodistruzione dei rifiuti oggi non è una soluzione ma un boomerang pericoloso, anche perchè non significa farli scomparire, ma trasformarli in qualcos’altro, concetto egregiamente espresso da una legge elementare della fisica, quella sulla Conservazione della Massa: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".
Per quanto attiene alla gestione dei rifiuti, la direttiva 98/2008/CE, che spesso viene citata per giustificare la scelta della termodistruzione dei rifiuti, prevede in realtà tutt’altro, proponendo una precisa gerarchia degli interventi, con al primo posto la riduzione dei rifiuti, quindi il riutilizzo, il riciclaggio e soltanto all’ultimo posto, come estrema ratio, la destinazione ad altri scopi come il recupero energetico o lo smaltimento.
Aggiunge Andrea Natale, responsabile dell'Oasi WWF Lago di Serranella: “La zona dove vorrebbero realizzare l'impianto si trova tra due Siti di Importanza Comunitaria e la Riserva Regionale Lago di Serranella. Queste aree presentano specie di interesse conservazionistico a livello europeo. In un  laghetto di cava prossima all’area dove si vorrebbe realizzare il pirogassificatore ne sono state censite e rilevate più di 30 di queste specie, tra cui la moretta tabaccata, elevando quest’area ad essere il secondo sito per presenze in Italia di questo raro animale. Le azioni previste dai Piani di Gestione dei Siti Natura 2000 e della Riserva sarebbero penalizzate o annullate dalla realizzazione dell'impianto proposto, vanificando sforzi e soldi pubblici già spesi per queste aree protette, precludendone lo sviluppo”.


Trivelle zero, incontro pubblico

da http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2015/10/25/trivelle-zero-a-termolia-noi-solo-danni_28263a0c-7912-485e-ba87-7c176f2ff689.html

Trivelle Zero a Termoli, a noi solo danni

Incontro pubblico del coordinamento per presentare dossier


(ANSA) - TERMOLI (CAMPOBASSO), 25 OTT -"I maggiori centri molisani,Campobasso, Isernia e Termoli, ricadono in concessioni o istanze di concessione così come gran parte del mare davanti le nostre coste è sottoposto a richieste per estrazione o ricerca di idrocarburi".Lo ha detto a Termoli il coordinamento Trivelle Zero in un incontro pubblico per presentare il dossier sulle trivellazioni petrolifere."Ai petrolieri vanno i profitti - ha aggiunto il coordinamento - a noi le briciole: pochi posti di lavoro, danni notevoli".

buone prassi e buone idee


Mangiare il giusto: c’è un laboratorio oggi all’Oasi Wwf


PIOMBINO. All'oasi Wwf Padule Orti-Bottagone oggi, giornata dedicata al tema del corretto uso del cibo con visita guidata gratuita alle 10 e laboratori per bambini gratuiti a partire dalle 14.30, per imparare giocando come poter ridurre la propria impronta alimentare. Il titolo dell’evento è “Ma quanto mangi?!” per portare anche sul territorio della nostra regione i temi di Expo 2015, l'alimentazione sostenibile e la lotta agli sprechi. L’iniziativa fa parte di oltre 180 eventi dentro e fuori l'Expo di Milano e in tutto il paese per sensibilizzare al massimo sull’insostenibilità dell'attuale modello di consumo delle risorse e la pressione ambientale ad esso associata, realizzati dal Wwf.
Il Wwf è infatti l'unica associazione ambientalista presente ad Expo 2015 in qualità di Civil Society Participant e dal 2012 ha sviluppato in Italia il suo programma One Planet Food sull’impatto delle filiere alimentari.
Non solo fiera, dunque. Il Wwf, col progetto “La natura del cibo. Una sola terra per nutrire il Pianeta”, che ha vinto il bando Mipaaf per Expo 2015, mobiliterà fino al 31 ottobre 80 tra Oasi e centri di educazione ambientale, organizzando, 41 eventi locali (da maggio a ottobre) in 18 regioni italiane.
Pezzo forte dell’azione di comunicazione del Wwf per Expo, un depliant ed un opuscolo che presentano il Decalogo per il mangiare sostenibile rivolto ai cittadini “Alimentare le buone abitudini” in 200mila copie, richiamando ad azioni di responsabilità i singoli consumatori, ma anche gli agricoltori e l’industria. Il Wwf chiama anche le aziende agricole a scelte consapevoli ricordando che in poco più di 100 anni, «siamo riusciti a stravolgere – si spiega – i modelli produttivi in agricoltura e zootecnia con l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti sintetici (a base di azoto e fosforo) che hanno permesso
di ottenere produzioni impensabili anche su terreni non fertili causando però gravissimi problemi ambientali (inquinamento delle acque e del suolo, perdita della biodiversità e del paesaggio, cambiamenti climatici) e di salute (aumento dei tumori e delle allergie ed intolleranze alimentari)».

sabato 24 ottobre 2015

Il Dalai Lama per la Cop 21 di Parigi: «Salvate il Pianeta e il terzo Polo»

Il governo tibetano in esilio: «Riconoscere l'importanza del Tibet per la salute ambientale del pianeta»

dalai lama
Il Dalai Lama ha lanciato un accorato appello ai leader del mondo per difendere il pianeta, in appoggio ad una campagna lanciata di recente dal governo tibetano in esilio a Dharamsala (India) che sostiene fortemente la Conferenza sul cambiamento climatico dell’Onu che si terrà a dicembre a Parigi. Il Dalai Lama parla da molti anni della necessità di tutelare l’ambiente ed aveva elogiato apertamente l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco subito dopo la sua pubblicazione.
Gli interventi di leader religiosi di tutto il mondo che chiedono di agire contro il cambiamento climatico sono sempre di più: due mesi prima della pubblicazione dell’Enciclica del Papa, 100 leader cattolici ed evangelici hanno pubblicato un annuncio a tutta pagina su Politico Magazine  nel quale dicevano che  agire  «E’ un obbligo morale» e chiedevano al Congresso Usa di farlo. Ad agosto i leader musulmani hanno approvato la Dichiarazione di Istanbul che chiede alle madrasse e moschee di sottolineare la necessità di contribuire a contenere il riscaldamento globale.
Il video-appello del Dalai Lama ha dato il via alla Tibet Climate Action for the Roof of the World, la campagna el governo in esilio tibetano che ha lo scopo di «Sollecitare la comunità internazionale e i leader mondiali che si riuniscono a Parigi, a riconoscere l’importanza del Tibet per la salute ambientale del pianeta».
Secondo i ricercatori climatici della Central Tibetan Administration, «L’altopiano tibetano ha visto un aumento della temperatura di circa 0,3 gradi Celsius ogni 10 anni. Negli ultimi 50 anni, la temperatura è aumentata di 1,3 gradi Celsius, tre volte la media globale»,  i due terzi dei ghiacciai della loro patria potrebbero scomparire entro il 2050 a causa del cambiamento climatico e negli ultimi 50 anni si è ritirato l’82% dei ghiacciai tibetani. Inoltre, con il rapido scioglimento del permafrost dell’altopiano del Tibet, che si è già ridotto del 10%, potrebbero essere rilasciate nell’atmosfera 12,3 miliardi di tonnellate di carbonio, aggravando ulteriormente i problemi del riscaldamento globale. Il Tibet, con un’altitudine media di oltre 4.000 metri è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. Il riscaldamento sta sciogliendo ghiacciai che sono la fonte di acqua di 6 grandi fiumi che sostengono la vita e l’economia di 1,3 miliardi di persone.  Anche il degrado delle praterie, l’aumento della desertificazione causata dalla realizzazione di grandi miniere, l’edificazione di gigantesche dighe da parte della Cina e la riduzione della copertura forestale minacciano il fragile ecosistema del Tibet, l’altopiano più alto e più grande del mondo  che influenza l’inizio del monsone asiatico.
Per questo i leader tibetani di Dharamsala chiedono di poter partecipare alla Conferenza delle parti Unfccc di Parigi e dicono che vogliono un accordo efficace sui cambiamenti climatici. Secondo Lobsang Sangay, premier della Central Tibetan Administration in esilio, «I leader mondiali dovrebbero mettere il Tibet, chiamato anche il Terzo Polo, visto che immagazzina più ghiaccio e acqua dopo l’Artico e l’Antartico, al centro dei negoziati. Riconoscendo l’importanza dell’altopiano tibetano per la salute ambientale del pianeta, può essere evitata una catastrofe ambientale». Sangay ha detto che «La Cina in Tibet ha arginato ogni fiume principale e i loro affluenti. E ci si aspettano ancora più dighe, dato che la Cina ha dato priorità ai progetti idroelettrici. A titolo di esempio, da stime della Cina, l’80% delle foreste del Tibet – che un tempo ricoprivano 25,2 milioni di ettari – sono state distrutte. Allo stesso modo, la Cina ha annunciato più di 3.000 nuovi siti minerari che hanno depositi di 132 minerali». Sangay cita rapporti dell’UNDP che dimostrano che «Le praterie del Tibet si stanno trasformando in deserti allo sconcertante ritmo di 2.300 Km2  all’anno. Allo stesso modo, l’Accademia Cinese delle Scienze di Pechino ha dichiarato che le zone umide del Tibet si sono ridotte di oltre il 10% negli ultimi 40 anni».
Ma Dicki Chhoyang, a capo del dipartimento informazione e relazioni internazionali del governo tibetano in esilio, è convinto  che «Esistono soluzioni alla crisi dei cambiamenti climatici in Tibet. Dobbiamo riconoscere l’importanza globale dell’altopiano tibetano per la salute ambientale complessiva dell’universo. La comunità internazionale dovrebbe sollecitare il governo cinese a far rispettare rigorosamente la sua legge sulla protezione dell’ambiente che è entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno».
La pensa così anche il Dalai Lama. Ecco il suo messaggio:
Fratelli e sorelle di questo piccolo pianeta. Ora siamo nel XXI secolo. Nonostante gli enormi sviluppi della tecnologia e della scienza, abbiamo anche creato un sacco di problemi prodotti dagli esseri umani Così come ho spesso detto che questi problemi sono stati creati da esseri umani, logicamente, noi stessi esseri umani abbiamo la responsabilità di ridurre questi problemi e, infine, eliminare questi problemi. Noi stessi abbiamo creato questi problemi, ma ci affidiamo a pregare Dio o Buddha, per la loro soluzione. Questo credo sia po’ illogico. Questi problemi sono una nostra creazione, quindi non possiamo cercare la soluzione a questi problemi dall’alto.
Ora, in testa a questi problemi artificiali, abbiamo i cambiamenti climatici e il problema ambientale. Credo che, in una certa misura, stia cambiando la posizione di tutta la Galassia. Di conseguenza, la posizione del nostro pianeta, il pianeta blu sta cambiando, e in tal modo la situazione del sole sta cambiando. Credo che questo sia anche in qualche modo collegato all’ambiente.
Inoltre, secondo gli esperti, anche noi esseri umani siamo responsabili del cambiamento delle condizioni climatiche e del riscaldamento globale. Quindi, questa non è un problema di una nazione o di due nazioni. Questa è una questione dell’umanità che colpisce tutto il mondo.
Il nostro mondo è la nostra unica casa. Se questo pianeta blu, a causa del riscaldamento globale o di qualche altro tipo di problema ambientale, non può sostenersi, allora non c’è altro pianeta dove possiamo andare o spostarci.
Quindi questa è la nostra unica, unica casa. Quindi, vedete, dobbiamo essere seriamente preoccupati per la tutela dell’ambiente ed avere anche gravi preoccupazioni per il riscaldamento globale.
A questo proposito, come dico sempre, il Tibet viene chiamato di solito il tetto del mondo. Secondo alcuni esperti, a causa dell’alta quota e del clima arido del Tibet, se la sua ecologia viene danneggiata, ci vuole molto più tempo per recuperare. Così dunque, la situazione ambientale in questa area è molto, molto delicata. Molti esperti ambientali indiani mi hanno anche detto la stessa cosa.
Alcuni ambientalisti cinesi, vedete, hanno descritto il Tibet o l’altipiano del Tibet come il Terzo Polo, perché l’impatto dell’altopiano tibetano sul riscaldamento globale è tanto quanto quello del Polo sud e del Polo nord. Così hanno descritto il Tibet come un Terzo Polo.
Queste non sono dichiarazioni politiche, ma piuttosto i risultati di esperti e scienziati. Così dunque, vedete, questo non è qualcosa che riguarda solo il popolo tibetano. Questo riguarda più di un miliardo di vite umane  inclusa la Cina continentale. E anche le aree meridionali dell’Himalaya, tra cui Pakistan, Bangladesh e poi l’India.
Oltre un miliardo di persone dipendono dai fiumi che scorrono dal Tibet attraverso la Cina verso il sud dell’Asia. Quindi, vedete, la protezione, o la forte preoccupazione verso la protezione dell’ambiente del Tibet non interessa solo la gente di un’area particolare, ma un grande numero di persone in questa parte del mondo.
E poi,  dicono alcuni esperti, lo stato ecologico del Tibet influenza anche altre parti del mondo. Così dunque, è una cosa molto molto importante. Questo è quello che voglio condividere. Quindi questa non è una questione politica o una questione religiosa. Sono, in definitiva, legate alla sopravvivenza dell’umanità, o  alla richiesta di un mondo sano, di un pianeta sano.
Quindi, questo è quello che voglio dirvi. E poi, come ho detto prima, l’ambiente è responsabilità di tutta l’umanità. Poi tra gli esseri umani, la vecchia generazione, che solitamente descrivo come la generazione del XX secolo, sta quasi svanendo, me compreso.
Così ora la generazione del XXI secolo, i giovani fratelli e sorelle, dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella protezione di questo pianeta, compreso l’ambiente del Tibet. Questo è quello che voglio condividere con voi. Grazie.

WWF: scatta l’ora “polare” per risparmiare energia

Per l’ora polare da domenica ci saranno pagine informative con eco-consigli sul sito del Wwf www.wwf.it/orapolare


da http://www.meteoweb.eu/2015/10/wwf-scatta-lora-polare-per-risparmiare-energia/527060/

Per il Wwf da domenica 25 ottobre scatterà l’ora Polare, un’iniziativa di informazione dedicata ai cittadini per invitarli a fare subito qualcosa per ‘riprendersi il clima’ attraverso gesti semplici e intelligenti. L’insieme di queste azioni faranno la differenza in termini di risparmio di CO2 nell’atmosfera dato che, secondo dati Enea del 2013,il settore civile si è confermato quello più energivoro (38% dei consumi nazionali) seguito da quello dei trasporti (31% totale dei consumi). Una famiglia di 4 persone, che consuma al giorno circa 10 kWh elettrici, libera quasi 6 kg di CO2 in un solo giorno (dati Enea). 
Qualità dell’ambiente e bollette meno care perché l’importanza delle piccole scelte ‘salva-clima’ consentirebbero un risparmio anche per le nostre tasche. 
Per l’ora polare da domenica ci saranno pagine informative con eco-consigli sul sito del Wwf www.wwf.it/orapolare, quiz sui siti social Facebook e Twitter dell’associazione per capire se si è ‘pronti’ al risparmio e poi spot radio e pagine pubblicitarie.
L’hashtag #ilpandasiamonoi sottolineerà lo stretto legame tra cambiamenti climatici e gli effetti di questi sull’uomo. Prosegue così il percorso della campagna clima del Wwf che culminerà con altre azioni e attività informative in occasione del Summit di Parigi che inizierà a fine novembre. 
Se in questi ultimi 7 mesi di ora legale l’Italia ha potuto risparmiare circa 220 mila tonnellate di CO2 in atmosfera grazie ai minori consumi di elettricità (550 milioni di kilowattora secondo gli ultimi dati disponibili -Terna 2014), anche col passaggio all’ora solare per il WWF si può continuare a risparmiare energia, e dunque gas serra. Si può fare scegliendo, ad esempio, nei futuri acquisti un elettrodomestico più efficiente (fino all’80% annuo di consumi in meno scegliendo quelli di classe A o superiore), oppure spegnendo tutte le lucine stand-by nelle pause di utilizzo (9-11% dei consumi elettrici di una casa). Ridurre l’uso dell’auto, scegliendo mezzi pubblici dove è possibile, specie per piccoli spostamenti, o condividendo il proprio mezzo è un gesto salva-clima, come anche guidare in modo efficiente e fare manutenzione, azioni che riducono i consumi fino al 15%. Anche abbassare di un solo grado la temperatura in casa fa risparmiare il 7% di combustibile ed evita l’emissione di oltre 300 kg di CO2 all’anno per ogni famiglia. Dotarsi di impianti di energia rinnovabile in casa può mettere in campo una piccola rivoluzione del clima. Anche in cucina si può fare qualcosa per il clima scegliendo prodotti a Km0 e di stagione: 1 kg di pomodori prodotti in serra, ad esempio, rilasciano in atmosfera 3,5 kg di CO2, appena lo 0,05 kg quelli prodotti in campo, 70 volte in meno. E il fatto che la scelta del cibo possa fare la differenza per il clima lo dimostra anche il consumo di carne: a una bistecca di circa 250 g è associata l’emissione di quasi 3,4kg di CO2, l’equivalente di un’automobile di cilindrata medio-grande che percorre quasi 16 km. La stessa quantità di patate emette in atmosfera 0,06kg di CO2, 57 volte in meno. 
E sempre in tema di ora solare, meglio sveglie e orologi tradizionali rispetto a quelli digitali che consumano energia.

Sul clima ora il testimone passa ai leader mondiali

da www.wwf.it

23 ottobre 2015

Conclusi oggi a Bonn i negoziati sul clima delle Nazioni Unite prima del Summit di Parigi,  il testimone passa ora ai leader politici che dovranno risolvere i problemi principali che ostacolano la finalizzazione di un nuovo accordo globale sul clima. Dopo questa settimana di confronto c’è maggiore chiarezza su ciò che è in gioco per un ambizioso ed equo accordo sul clima, ma le questioni fondamentali devono ancora essere risolte.

I leader mondiali parteciperanno a numerosi incontri informali tra oggi e il 30 novembre, il primo giorno delle due settimane di lavoro della COP21, la Conferenza ONU sul clima di Parigi, dove il WWF si aspetta che si arrivi a  un accordo globale sul clima equo e ambizioso.

Per Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia WWF Italia, ci sono tre questioni fondamentali su cui i leader politici dovranno lavorare prima della COP 21.

" Sarà importante mantenere uno spirito di compromesso per raggiungere un accordo finale a Parigi. Ma non ci può essere alcun compromesso sul livello di ambizione con cui dobbiamo affrontare la crisi climatica. I leader devono dare priorità a un piano per affrontare il divario tra le riduzione necessarie e gli impegni effettivi, adeguando nel corso del tempo tali impegni all’obiettivo di limitare il cambiamento climatico. In altra parole, dobbiamo agire davvero per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi, per evitare conseguenze disastrose per la vita ei mezzi di sussistenza di milioni di persone e per il Pianeta e gli ecosistemi  come li conosciamo ", ha detto Midulla.

Un nuovo accordo deve tener conto della nostra capacità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico, ha detto Midulla. "La gente comune che vede la propria vita già compromessa dai cambiamenti climatici in atto,  dalla California alle Filippine, guarda ai leader politici perché trovino, in fretta, soluzioni".

Il finanziamento delle azioni per il clima prima del 2020 e dopo il 2020, quando gli elementi del nuovo accordo entreranno in vigore, rimane una grande problema.

“I leader politici devono fornire un sostegno – anche con fondi e tecnologie adeguate- per  catalizzare la transizione verso un mondo più sicuro e verso le energie rinnovabili. Un ulteriore sostegno per i paesi poveri e vulnerabili è un elemento critico per il nuovo accordo”, sottolinea Midulla.

“Il WWF invita i cittadini, i legislatori, gli scienziati, gli esponenti della cultura e delle arti  a inviare ai leader  un messaggio chiaro e inequivocabile: ora è il momento, voi siete le persone che hanno il potere di cambiare il cambiamento climatico,  Parigi è il luogo in cui il mondo deve unirsi."