sabato 24 ottobre 2015

un modo di operare da tener presente


SACILE. A fronte dell’accelerazione che l’iter per la costruzione della cosiddetta Gronda est ha subito nell’ultimo periodo dopo il finanziamento concesso al Comune dalla Regione, non si arrendono gli ambientalisti che considerano l’opera un autentico ecomostro.
Ad affiancare ufficialmente gli ambientalisti locali che con in testa il Comitato per il bosco urbano da tempo si battono contro la nuova strada, scenderà in campo il Wwf regionale che nei prossimi giorni presenterà un progetto alternativo per l’utilizzo dell’area interclusa tra le due ferrovie (Sacile-Gemona e Venezia-Udine) ed il rio Paisa.
“Un bosco antico per il futuro di una città” è il titolo del progetto che punta sulla rinaturalizzazione per bloccare le previsioni urbanistiche comunali e in particolare la realizzazione della nuova arteria destinata a collegare nord (via Prati di Santa Croce) e sud (via Flangini) della città.
Il progetto vuole essere una proposta di sviluppo globale di Sacile con una riflessione ambientale che porta nel caso alla messa in sicurezza idraulica della città e alla ristrutturazione dell’espansione urbana.
«Quest’area – ha spiegato nel merito il rappresentante del Comitato per il bosco urbano, Giorgio Beppino Presot – se naturalizzata diventerà fondamentale per l’urbanesimo di questa città. La sua naturalizzazione, se ben progettata, infatti, risolverà il problema delle inondazioni di Sacile. Come spesso succede – insiste l’ambientalista – il corretto recupero ambientale porta alla sicurezza idraulica. Sacile non può permettersi di sacrificare inutilmente quest’area».
L’area si sviluppa su una superficie di circa 40 ettari, principalmente a vocazione agricola, attraversata dal Paisa, lungo le cui rive sopravvivono ancora aree boscate legate all’ambiente fluviale.
A nord del corso d’acqua c’è poi la parte più antropizzata che può essere considerata come zona di transizione tra campagna e città. Il progetto in questo contesto si pone due obiettivi ovvero porre fine alla piaga delle periodiche inondazioni del centro di Sacile e la rinaturalizzazione di un’area molto vicina al centro città.
Le azioni previste sono due: abbattere l’argine sud del Paisa permettendone così l’esondazione nell’area dell’intervento e in seconda battuta rinaturalizzare l’area umida. Per rinaturalizzazione s’intende riportare la zona allo stato naturale.
Secondo gli ambientalisti, la costruzione dell’arginatura fatta allo scopo di guadagnare all’agricoltura un’area di naturale bacino di espansione del fiume che ha comportato di conseguenza grossi problemi di sicurezza idraulica immediatamente più a valle

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