Pizzone II - bacino di pompaggio, perché non va bene

 Sulla questione Pizzone II il WWF Molise ha avuto modo di dichiararsi, non sull'aspetto energetico, già oggetto di altre riflessioni e studi, ma sull'impatto che una tale mole e tipologia di lavori, effettuati in un periodo lunghissimo, possono avere sugli equilibri naturali di quella particolare porzione di territorio che fornisce servizi ecosistemici che, ne abbiamo piena consapevolezza, non sono chiari ad ancora troppe persone. Ma quello di cui abbiamo realmente bisogno è acqua, aria, terra, anche se continuiamo a dimenticarlo troppo spesso e tutelare gli ambienti naturali è l'unico modo che abbiamo per tutelare noi stessi. 

In ogni caso l'idea della trasformazione degli invasi del Lago di San Vincenzo e della Montagna Spaccata in sistema di accumulo mediante pompaggio non piace. Proviamo a capire perché. 

schema preso dal web

Un sistema di accumulo prevede due bacini collegati tra di loro, mediante condotte, con una turbina che produce energie e una pompa che riporta l'acqua nel bacino superiore, rendendola di nuovo disponibile per il funzionamento della turbina. E' un sistema di gestione dell'energia che consente di utilizzare l'energia in eccesso in alcuni momenti della giornata per poterne produrre di nuova quando altri sistemi di produzione non possono lavorare. Un sistema intelligente sotto molti aspetti, ma va anche detto che la ricerca, soprattutto in altri paesi, sta studiando anche altri sistemi di accumulo. Potrebbe sembrare quindi che, al di là della quantità di lavori da realizzare nel caso in esame, il sistema possa essere considerato "chiuso" e sostanzialmente in equilibrio, cosa che lo renderebbe accettabile in termine di compatibilità ambientale. Ma non è così: pur essendo un sistema chiuso, non è affatto un sistema statico e questo dinamismo produce degli effetti.

Per capirli osserviamo degli esempi, cercando le differenze con il Lago di San Vincenzo.

Abbiamo qui le immagini da Google di alcuni bacini di pompaggio confrontati con i laghi in questione. Scopriamo le differenze. In alcuni casi abbiamo bacini molto vicini tra di loro, diversamente, appunto, dai nostri. Ma ci rendiamo conto che quando abbiamo invasi realizzati appositamente per lo scopo del pompaggio, le caratteristiche devono essere particolari. L'invito è ad osservare le rive: a volte recintate, a volte impermeabilizzate, comunque stabilizzate. Questo perché la caratteristica principale è l'oscillazione dei livelli dell'acqua dei bacini. 
Avere un livello dell'acqua di un bacino che può variare repentinamente comporta delle problematiche di sicurezza e stabilità dei pendii che non è di poco conto. In alcuni casi sono sufficienti delle pareti rocciose stabili, a volte inaccessibili, a ridurre i rischi, altre volte è necessario introdurre nuovi sistemi.

I bacini di San Vincenzo e di Montagna Spaccata non hanno queste caratteristiche, dunque bisognerebbe intervenire con ulteriori opere per salvaguardare la sicurezza umana che comporterebbero però anche la impossibilità per altre specie di accedere alla risorsa idrica, senza considerare, ovviamente, l'impossibilità di altri usi, quali quello turistico e ricreativo.

le variazioni di livello possono essere significative anche nei sistemi appositamente pensati per questi scopi, come nel caso del bacino di Presenzano e non dobbiamo dimenticare che le variazioni climatiche possono incidere notevolmente su questi sistemi e sui sistemi idrici naturali connessi, per non parlare della qualità delle acque stesse che, trovandosi in un sistema chiuso, appunto, non hanno la possibilità di liberarsi da agenti detrattori esterni.



 Si capisce anche che quello della manutenzione può essere un problema da affrontare e dover risolvere, come nel caso del bacino della Valgrosina che deve essere periodicamente svuotato e liberato da detriti e sedimenti. 

Ma l'aspetto più critico rimane: l'oscillazione dei livelli dei laghi è un problema insormontabile per il buono stato della vegetazione ripariale che a sua volta ospita sistemi faunistici stanziali e migratori che hanno bisogno di uno stabile equilibrio anche e soprattutto in quelle zone che possiamo definire al limite tra terra e acqua. 

Una breve oscillazione dovuta a cicli climatici rende evidente la fragilità del sistema ripariale del lago di San Vincenzo: l'abbassamento di pochi metri del livello delle acque si traduce in un ampia fascia di riva, dipendente dalla moderata acclività dei terreni perimetrali. Con una ampia approssimazione, ci siamo azzardati a graficizzare l'effetto dell'abbassamento di livello di otto metri considerato in sede di progetto. L'analisi richiederebbe studi e sondaggi ben più approfonditi ma orientativamente possiamo tratteggiarne una stima. Il risultato comporta anche considerazioni di carattere paesaggistico. 

Il paesaggio è un concetto fluido, in perenne divenire. E certo può anche diventare un elemento da subire e a cui adeguarsi, abituando l'occhio alle bruttezze, vale a dire ai suoi segni disarmonici. La definizione che preferiamo è il paesaggio è la sintesi della relazione dell'uomo con il suo ambiente, prodotto dalla cultura e dal lavoro dell'uomo.
 

Lo studio della storia del paesaggio insegna esso è l'effetto del lavoro di molti o di pochi, di scelte di molti o di pochi, raccontando la passione di chi lavora la terra, ma anche le imposizioni dei potenti, denotando il carattere delle popolazioni che in esso vivono. Oggi riteniamo che il paesaggio sia un bene collettivo, determinato dalla volontà delle comunità che lo popolano. Possono essere comunità protagoniste o succubi, popolazioni orgogliose oppure sfiduciate, sensibili o incuranti dei luoghi che dimorano. E' il paesaggio, appunto, che racconta di chi vive in un territorio; il paesaggio, in definitiva, non va difeso o tutelato, ma costruito, con scelte e azioni collettive.





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