sabato 5 maggio 2018

Sulla discarica di Colle d'Anchise

Spett.li

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Oggetto: Progetto per "il completamento della funzionalità del polo impiantistico di Montagano (CB) con recupero volumetrico in agro di Colle d'Anchise (CB) mediante la tecnica del Landfill Mining"

Ditta : Giuliani Environment Srl

   

OSSERVAZIONI



Il WWF Italia, delegazione regionale Molise, in persona del delegato, avv. Giuseppina Negro, intende rappresentare quanto segue in merito al progetto in oggetto.


La Società Giuliani Environment Srl ha dichiarato la necessità  di proseguire l'attività degli impianti di Montagano (CB) essendo prossimo l'esaurimento della coltivazione autorizzata presso il detto impianto.

A tal fine si propone aprire una nuova discarica in agro di Colle d'Anchise nel sito della dismessa discarica attraverso un intervento che prevede il recupero volumetrico dell'area con  la tecnica del "Landfill Mining" (escavazione del rifiuto e il successivo recupero delle frazioni riciclabili e recuperabili, lo smaltimento definitivo di quelle non recuperabili nella nuova discarica), la stabilizzazione del versante, l'impianto di una rete di regimazione superficiale e profonda delle acque.

Il sito di Colle d'Anchise è stato prescelto per l'ubicazione strategica, data la posizione baricentrale rispetto al bacino di utenza, e perché ben servita da vie di accesso.

Nell'elaborato "inquadramento progettuale" la società afferma che "l'intervento di Landfill Mining può essere considerata come un'attività di Recupero R12 (scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate a R1 a R11) indicate nell'allegato C della parte IV del D.Lgs 152/2006.

Per tal motivo ritiene che l'intervento attuato con la tecnica del Landfill Mining non sia soggetta alle procedure previste dalla parte IV - titolo IV del D.Lgs 152/2006 relativo alla bonifica dei siti inquinati.

E infatti gli elaborati e gli studi proposti, anche con riguardo agli impatti ambientali, non riguardano le operazioni e le attività di Landfll Mining.

Contrariamente a quanto sostiene la ditta, la tecnica del Landfill Mining è un intervento di bonifica ovvero una delle varie opzioni di intervento, con la particolarità che consente il recupero di alcuni tipi di rifiuti  verso altri utilizzi.

E in effetti la rimozione dell'ammasso dei  rifiuti, ottenuto attraverso l'escavazione e il trattamento e la contestuale predisposizione in loco di un sito idoneo  per lo smaltimento dei rifiuti non utilizzabili, può consentire di giungere alla soluzione definitiva del problema ambientale della vecchia discariche e della fonte di contaminazione, con eliminazione dei costi delle operazioni di monitoraggio e post-chiusura della discarica.

Tant'è che la stessa ditta dichiara che l'intervento proposto consentirà di "recuperare definitivamente il sito".

In ogni caso va considerato che il Landfill Mining costituisce una operazione ingegneristica complessa ed è difficile standardizzare le condizioni di processo  sia per l'elevata disomogeneità dei rifiuti depositati sia per le caratteristiche specifiche del sito di intervento.

Il requisito essenziale per rendere l'intervento efficace dal punto di vista tecnico ed ambientale è  una conoscenza dettagliata delle caratteristiche della discarica e dei rifiuti, da cui deve conseguire un'impostazione progettuale accurata, che prospetti le  diverse possibilità di intervento e i criteri progettuali da adottare, nonché la definizione di tutte le misure operative e dei relativi aspetti di costo.

La ditta si è limitata a indicare sommariamente le fasi principali del processo ("In funzione della vetustà e concezione progettuale della discarica si è proposto di procedere con l'escavazione del rifiuto ivi contenuto e il successivo recupero delle frazioni riciclabili e recuperabili, lo smaltimento definitivo di quelle non recuperabili in un bacino con caratteristiche idonee di garanzia a tutela delle matrici ambientali, da realizzare ai sensi del D.Lgs. 36/2003 e s.m.i.") e a prevedere delle cautele in fase di lavorazione, rinviando alla fase attuativa l'esecuzione dell'indagine preliminare sulle caratteristiche dell'area d'intervento e dei rifiuti.

Invece tali indagini devono essere eseguite prima e in funzione della autorizzazione.

Infatti la necessità che l'intervento di Landfill Mining sia approfondito sin da subito in tutti i suoi aspetti, compreso quello dell'impatto ambientale,  proviene sia dalla vastità dell'operazione proposta, sia dall'oggetto dell'intervento che è una discarica, sia dai rischi ambientali posti dall'intervento di Landfill Mining, che sono così illustrati in letteratura (Cossu, Marcario):

<< I. Presenza di biogas (miscela di metano, anidride carbonica e di altri gas in traccia) dovuto alla degradazione anaerobica dei rifiuti. Ciò può comportare rischi di asfissia e di tossicità per gli addetti alle operazioni di scavo e diffusione di cattivi odori, con disagi per gli individui esposti (operai, abitanti nelle vicinanze della discarica). Inoltre il metano forma con l'aria, in un intervallo di concentrazione compreso tra il 5 ed il 15% vol, miscele esplosive, analoghe al grisou che si forma nelle miniere di carbone. La ditta ne parla in termini di cautele da adottare durante le operazioni

II. Instabilità dei rifiuti. I rifiuti si configurano come un terreno sciolto, con tessitura molto eterogenea. In genere le peculiarità meccaniche del materiale, alta compressibilità e buon angolo di attrito, sono tali, in condizioni ben drenate, di consentire scavi anche con pareti in forte pendenza. Materiali quali plastica, carta e tessili fungono infatti come una sorta di armatura del materiale. Tuttavia in presenza di elevati livelli idrici nel corpo rifiuti, o di sacche di biogas e falde sospese di percolato o di depositi di materiali incoerenti (ceneri, fanghi di depurazione, terre, gessi, ecc) sono possibili locali fenomeni di instabilità che possono mettere a rischio l'incolumità fisica degli addetti.

III. La movimentazione dei rifiuti può dar luogo ad emissione di polveri.

IV. Possono registrarsi tracimazioni di percolato.

V. Nella discarica possono incontrarsi anche rifiuti pericolosi smaltiti quando le normative erano meno restrittive.

Per contenere gran parte dei problemi di impatto ambientale del Landfill Mining, vengono anche proposti pretrattamenti in situ dei rifiuti depositati, mediante la tecnica dell'aerazione prolungata, a bassa pressione, con contemporaneo allontanamento del percolato (tecnologia "AirFlow").

Solo per le discariche di inerti o nei rari casi in cui la stabilizzazione biologica abbia raggiunto livelli molto elevati è possibile effettuare lo scavo senza misure di pretrattamento dei rifiuti o dopo semplice aspirazione del biogas. >>


Riteniamo pertanto che la documentazione prodotta debba essere integrata:

- con specifiche indagini atte ad acquisire informazioni di dettaglio sulle caratteristiche morfologiche e geomeccaniche dell'ammasso dei rifiuti, sulla caratterizzazione merceologica, chimico-fisica e granulometrica dei rifiuti e sulla qualità ambientale della discarica, intesa come definizione della quantità e qualità delle emissioni di percolato e di biogas prodotte nonché dei livelli di accumulo di tali fluidi nel corpo della discarica;

- con la  predisposizione di un adeguato e specifico progetto di intervento e delle misure di sicurezzache illustri anche la bontà ed efficacia della scelta tecnica del Landfill Mining proposta dalla ditta, sulla base degli esiti delle indagini eseguite

- con l'indicazione di dettaglio dei costi dell'intervento di Landfill Mining  

- con la valutazione dell'impatto ambientale legato all'attività di Landfill Mining, se adeguata tecnologicamente alle caratteristiche del sito e al suo grado di contaminazione

In assenza di tali integrazioni non è possibile eseguire una valutazione accurata del progetto proposto né tantomeno pervenire ad alcuna autorizzazione ambientale.


Solo in limine e per mera cautela si rappresenta che nonostante i numerosi elaborati non viene indicata la destinazione delle acque meteoriche di dilavamento. E peraltro non si ritiene che il semplice trattamento in vasca possa evitare l'autorizzazione.


Isernia, lì 03/05/2018

                               

                            WWF Italia– Delegazione regionale Molise