venerdì 13 ottobre 2017

Urban Nature meno 1




DOMENICA 15 OTTOBRE CON URBAN NATURE IL WWF DA SPAZIO ALLA BIODIVERSITA' IN CITTÀ

SEMPRE MENO BAMBINI A CONTATTO CON IL VERDE
SALUTE A RISCHIO A CAUSA DEL 'DEFICIT DI NATURA'

Alle 12,00 sulla Terrazza del Pincio a Roma
appuntamento con la stampa per evento centrale



La popolazione urbana, secondo le stime più recenti è in continua crescita e nel 2050 costituirà l'80% della popolazione totale. Soprattutto per ragazzi e bambini, il contattocon il verde urbano è spesso l'unica occasione per vivere la natura nel quotidiano. Parchi e giardini hanno un ruolo fondamentale nel contrastare il cosiddetto "deficit di natura" descritto dall'autore e giornalista americano Richard Louv. Basandosi sui risultati di studi scientifici, Louv è giunto alla conclusione che quanto più spesso è confinato in un ambiente artificiale, tanto più l'essere umano ha bisogno - per mantenere la propria salute mentale e fisica – di un contatto compensatorio con la natura. Ciò è particolarmente vero in età evolutiva, quando il libero movimento è parte essenziale della crescita.
Ad esempio uno studio del 2008 della Columbia University ha correlato i tassi di asma infantile con la densità di alberi per le strade. I risultati indicano che la presenza di 343 alberi per chilometro quadrato riduce del 25% l'incidenza della malattia in ambito urbano. In una relazione pubblicata di recente dal National Trust si segnala che a partire dagli anni Settanta l'area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. In una generazione la percentuale di bambini che gioca regolarmente in luoghi selvaggi nel Regno Unito è scesa da più della metà a meno del 10%. Negli Stati Uniti, in soli sei anni (1997 -2003) i bambini con particolari hobby all' aperto sono diminuiti della metà. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni in Gran Bretagna spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Negli ambienti urbani la qualità dell'aria è peggiorata e lo stile di vita è diventato ancora più sedentario.
Il deficit di natura comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione, oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà. La vita sedentaria, l'inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l'ambiente naturale stanno provocando l'aumento di patologie dell'infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell'OMS forniscono una fotografia allarmante della situazione dei nostri minori: il 21% dei bambini è in sovrappeso mentre quasi il 10% è obesosolo il 18% dei bambini pratica almeno un'ora di sport al giorno.


Domenica 15 ottobre il WWF dà spazio alla biodiversità in città grazie a  URBAN NATURE  il primo evento nazionale dedicato alla natura urbana, organizzato dal WWF in collaborazione con l'Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e con il progetto CSMON-LIFE. Urban Nature ha l'obiettivo di coinvolgere i cittadini nell'esplorare, conoscere e 'ri-costruire', laddove sia assente o poco curata, la biodiversità delle metropoli. L''invito del WWF è quello di arricchirle sempre di più di spazi che possano garantire più ricchezza di vita, svago, aria pulita, e perfino cibo e per questa ragione è stato realizzato un apposita vademecum con consigli  fai da te su come migliorare la biodiversità in città. L'elenco degli appuntamenti, tutti gratuiti, è ormai ricchissimo, con più di 100 eventi in oltre 50 città italiane come Trieste,BolognaMilanoGenovaFirenzePerugiaChietiRovigoNapoli,PotenzaCataniaPalermoCasertaBergamoLecceLivornoPistoia.
Sarà anche un grande momento di citizen science; domenica infatti i partecipanti creeranno la prima Mappa Nazionale della Biodiversità urbana attraverso un'App gratuita sviluppata nell'ambito del progetto europeo CSMON-LIFE (con capofila l'Università di Trieste), partner dell'evento. Passeggiate alla ricerca di specie selvatiche nelle ville comunali e parchi cittadini come la Reggia di Caserta, lungo le mura di Ferrara, nel Parco di Camaldoli a Napoli. A Lecce verrà piantato un esemplare di quercia vallonea dedicato all'ultimo nato in città mentre a Cagliari il Parco di Molentargius dedicherà a Urban Nature la visita negli stagni dei fenicotteri, ormai simbolo naturale della città. E poi cacce al tesoro in 22 città con premi, laboratori e spettacoli 'verdi': Urban Nature è pensato proprio per aggregare tutte quelle componenti attive che da anni stanno lavorando autonomamente e spesso anche in modo silenzioso per arricchire le nostre città di verde e biodiversità. Grazie all'impegno dei volontari, della Rete WWF, le Oasi e i tanti gruppi attivi sul territorio il programma è ricchissimo e molti appuntamenti verranno guidati dai ragazzi che hanno svolto col WWF percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro. In collaborazione con l'Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, con la quale il WWF ha un Protocollo di intesa decennale, si susseguiranno iniziative dedicate a scoprire la natura in città, dentro e fuori le strutture museali. Grazie alla collaborazione dell'Arma dei Carabinieri, nel solco di una partnership per la difesa dell'ambiente in Italia, verranno aperti gratuitamente 4 Centri di recupero fauna selvatica (CRAS). L'evento centrale sarà a Villa Borghese, il cuore 'verde' di Roma: qui si potrà partecipare a numerose visite guidate tematiche anche con il supporto del Reparto Biodiversità di Roma dei Carabinieri, alla caccia al tesoro,  spettacoli per bambini (a cura del Teatro San carlino). Si potrà assistere all'esibizione dei nuclei cinofili Carabinieri-Forestali. L'evento si concluderà sulla Terrazza del Pincio (dove alle 12,00 è previsto un punto con la stampa) con un concerto della Fanfara dei Carabinieri.



venerdì 21 luglio 2017

Caffè te patrimonio unesco

http://www.cityrumors.it/notizie-regione/abruzzo/483370-faggete-patrimonio-dellunesco-wwf-promozione-del-turismo-responsabile.html

lunedì 3 luglio 2017

Matese ed eolico



Ci sono aziende, in altre Regioni, che fanno del paesaggio una cornice incantevole del proprio prodotto, orgogliose di consumare energia rinnovabile per la loro produzione.
Come sia possibile avere una azienda in un paesaggio incantevole, al punto di farne un valore aggiunto al prodotto, e risolvere al contempo i problemi energetici lo spiega bene questo video pubblicitario di una nota azienda dell'Emilia Romagna, Regione che produce solo due terzi dell'energia che consuma e in cui l'eolico è poco sviluppato: 27 GWh all'anno (contro i 644 GWh del piccolo Molise). Eppure sull'Appennino Tosco-Emiliano (io ci sono stato) tira un bel vento. Ma chissà... magari ci fanno altro, con il loro Appennino.




Geniale, già.

Per onestà va anche detto però che la quota di fotovoltaico dell'Emilia Romagna è di 2173 GWh, contro i 223 GWh molisani (dati Terna 2015).


qui l'intervento nell'Incontro a Pontelandolfo



e subito la novità:


12 NUOVE PALE EOLICHE AUTORIZZATE A CASTELMAURO, TUFARA, RICCIA, RIPABOTTONI E SANT’ANGELO LIMOSANO. A RISCHIO L’INTERO TERRITORIO REGIONALE COMPRESI I SITI STORICI, LE AREE PROTETTE E LA STESSA VALLE DEL TAMMARO.
La Regione Molise con quattro Determine Dirigenziali adottate rispettivamente il 9 e il 17 maggio 2017 ha autorizzato numero 4 pale eoliche nei comuni di Tufara, Riccia, Ripabbottoni e Sant’Angelo Limosano.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in queste ore, ha adottato una propria deliberazione con cui si ribalta il pronunciamento del Consiglio di Stato e senza tener conto dell’art. 152 della Legge n. 42/2014 autorizza l’installazione di numero 8 pale eoliche alte 178 metri in agro di Castelmauro, accentuando la diffusione incontrollata di impianti impattanti anche in prossimità di aree ambientali protette e nelle prossimità di boschi.
Fortunatamente il TAR Molise con la recentissima sentenza n. 224/2017 ha fermato un progetto con numerose installazioni a Campomarino, ma nulla si riesce a fare per bloccare decine di contenziosi aperti presso lo stesso TAR, il Consiglio di Stato e la Presidenza del Consiglio dei Ministri in contrapposizioni aspre che in più di un episodio hanno comportato anche azioni di sequestro di cantieri ed interventi dell’Autorità Giudiziaria.
In aggiunta al rischio di crescita esponenziale dell’eolico selvaggio anche in zone di alto valore storico – ambientale come Saepinum-Altilia, proseguono le installazioni diffuse di minieolico nei luoghi più disparati del Molise con stravolgimenti del paesaggio irreversibili.
Ciò che sta accadendo meriterebbe di essere oggetto di programmazione con degli emendamenti al Piano Energetico Ambientale Regionale in trattazione presso il Consiglio Regionale tesi a salvaguardare il territorio e difendere le comunità locali.
Campobasso, 3 luglio 2017


PER LA RETE DEI COMITATI DI TUTELA AMBIENTALE MOLISE:
Italia Nostra Molise; Comitato Nazionale del Paesaggio – Sezione Molise; Libera contro le Mafie Molise; WWF Molise; Oasi WWF Guardiaregia – Campochiaro; Lipu Molise; Fondo Ambiente Italiano - Sezione Molise; Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali SIPBC Molise; ANPI Molise; Associazione Culturale “La Terra” – Roma; L’Altra Italia Ambiente; Lega Autonomie Locali – Sezione Molise; Movimento Consumatori; Associazione Italiana Insegnanti di Geografia Molise; Osservatorio Molisano per la Legalità; Associazione ISDE – Medici per l’Ambiente Molise; CIA Molise; Associazione “Amici della Terra” – Roma; Il Bene Comune; Parco delle Morge Cenozoiche del Molise; CGIL Molise; Associazione Sociale e Culturale “Giuseppe Tedeschi” Onlus – CB; USB Molise; Comitato “Volturno Valley”; Comitato “No all’eolico selvaggio” – Santa Croce di Magliano; Movimento Cristiano Sociali Molise; ArcheoClub Molise – Sezione Termoli; Comitato “Ambiente Basso Molise” – Guglionesi; Associazione Culturale Raffaele Capriglione - Santa Croce di Magliano; CittadinazAttiva Molise.


giovedì 22 giugno 2017

PEAR Molise: comprendere il territorio attraverso l'energia.


A spasso tra i dati Terna (www.terna.it) per capire meglio il territorio attraverso l’energia.



Gli ultimi dati Terna (il gestore delle reti elettriche in Italia) a cui oggi possiamo fare riferimento sono quelli del 2015 (che si riferiscono all’annata 2014) quindi ad oggi possiamo avere una fotografia di una situazione già trascorsa e che potrebbe essere già cambiata, ma, assieme alla serie storica della “elettricità nelle Regioni” è una dato di fatto scientifico ed importante.

Cosa salta immediatamente all’occhio?


Intanto salta all'occhio che in Italia produciamo meno di quello che consumiamo, cioè siamo costretti ad importare energia (e questo si sapeva: anche se in anni passati siamo riusciti a produrre più energia di oggi, comunque preferiamo acquistare; ma questo rimane uno dei misteri dell’alta finanza e dei rapporti con l’estero che non potremo mai comprendere). Di quello che produciamo in Italia il 68% deriva da termoelettrico tradizionale, il 32% da fonti rinnovabili. Un buon progresso ma certo si può e si deve fare meglio.

Già. Ma chi deve farlo?


In Italia solo 7 regioni producono più energia di quella che consumano: Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta,  Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise. E’ giusto che continuino a svolgere il ruolo di territori di servizio per altri meno efficienti e magari con diversi problemi? Nel quadro della cooperazione nazionale forse sì, nel quadro dell’autonomia dei territori (visto che le richieste di adeguamento agli accordi vengono richieste a questi ultimi) forse no.

Il caso Molise


Il Molise è un caso, nel panorama nazionale, piuttosto insolito. Negli ultimi anni soprattutto si è qualificato con una produzione di energia da rinnovabili che lo identifica come caso particolare nel meridione Italiano.

Valle d’Aosta e Trentino hanno a disposizione corsi fluviali dalla forte energia, naturale quindi che non abbiano necessità di ricorrere ad altri accorgimenti, peraltro sono territori a statuto speciale (così come Sicilia e Sardegna) e la gestione di acqua ed energia è un po’ diversa, a dir poco più attenta.

Ma confrontando il Molise con la Puglia, anch’essa regione produttrice di energia, si osserva che in Puglia la massima parte dell’energia deriva da termico tradizionale, nonostante anche questa Regione abbia forti sofferenze paesaggistiche eoliche.

Molise una Regione virtuosa?


Con oltre il 45% di energia da rinnovabili, il Molise è senz'altro virtuoso. Un dubbio sorge sulla virtù regionale, senza snaturarlo. Il calcolo delle percentuali di energia rinnovabile, andrebbe più saggiamente effettuato sulla quantità di energia prodotta o non piuttosto consumata? In una regione non virtuosa questa domanda non ha senso, ma in Molise sì. Il totale dell’Energia Prodotta nel 2014 è stato di 2357GWh, per il 46% da energie rinnovabili e per il 54% da termoelettrico tradizionale.

Ma di questa energia il Molise ha consumato solo 1383 GWh: se dunque, per assurdo, cominciassimo a spegnere quei termovalorizzatori che producono energia bruciando rifiuti (e che peraltro non si producono in Molise), senza alcuna aggiunta impiantistica potremmo schizzare al 77,65% di energia da fonti rinnovabili, se davvero fossero le percentuali quelle che ci interessano.

Virtuosi ma a che prezzo

Produrre più energia di quello che serve non fa di fatto del Molise una Regione Virtuosa, tutt’altro. Perché produrre energia costa in termini ambientali e di possibilità di altri sviluppi del territorio.

Anche l’idea di “sviluppare le rinnovabili” non significa fare un buon servizio al territorio, perché “rinnovabile” non vuol dire di per sé “sostenibile”. In generale: consumare risorse per qualcosa che eccede quello che serve non è una buona politica.

Quanto serve l’energia?


Uno dei luoghi comuni più diffusi vuole che la nostra società abbia fame inesauribile di energia e che, pertanto, dei sacrifici vanno comunque fatti. Vero, ma i dati dimostrano anche che questa fame in realtà non è inesauribile e può essere saziata, e quindi l’attenzione deve porsi in termini di qualità e non di quantità. Bruciare rifiuti per ottenere energia, o bruciare le biomasse derivanti da una spropositata produzione agricola potrebbe essere un modo per trasformare un problema in risorsa, ma non è questo il caso del Molise.

Fortunatamente la tecnologia evolve a vantaggio sia dell’uomo che dell’ambiente, si tratta solo di fare le giuste scelte, consapevoli però che, qualunque sia il procedimento avviato, questo non sarà immune da conseguenze.

L’eolico molisano


L’eolico è sicuramente la rinnovabile più diffusa in Molise. Più diffusa e più impattante in termini di effetti visuali, consumo di suolo, penetrazione e alterazione nelle falde, con inquinamento acustico ed elettromagnetico, con effetti sulla fauna e sulla salute in generale, tutt’oggi oggetto di molti studi.

L’aspetto più eclatante è l’impatto visivo: come elemento verticale nel paesaggio tradizionale si qualifica come elemento estraneo, più spesso geometricamente ripetuto, cosa che rende sgradevole il godimento del bene comune Paesaggio.

E’ un sacrificio che possiamo permetterci? O è un intervento che limita altri utilizzi del territorio e quindi la possibilità di altri sviluppi economici?

In ogni caso osserviamo la tabella (che parte solo dal 2008 perché precedentemente eolico e fotovoltaico venivano computati assieme)

Anno
n.impianti
Potenza Istallata MW
Produzione annuale GWh
2008
16
168
172
2009
18
237
295
2010
23
367
532
2011
26
367
617
2012
27
369
717
2013
32
369
683
2014
35
369
681
2015
37
371
644



Si notano delle cose strane: dal 2010 gli impianti (impianti, non pale; un impianto ha in genere diverse pale... aerogeneratori, meglio!) continuano ad aumentare ma la potenza istallata rimane costante: si può supporre quindi che alcuni vecchi pali sono stati dismessi dalla rete, suggerendo però il profilarsi di altri problemi con cui potremo avere a che fare con il prossimo futuro, cioè la dismissione degli impianti. Accade poi che nel 2012 (o meglio, nel corso del 2011) abbiamo ottenuto il picco di produzione, 717 GWh. Negli anni successivi gli impianti sono aumentati di numero, ma la produzione è diminuita e continua a diminuire. Segno che alcuni di questi impianti cominciano ad essere improduttivi. Le ragioni saranno sicuramente tecniche, tecnologiche ma più probabilmente gestionali. E qui non ci dilunghiamo, osservando soltanto che il sistema non dimostra la crescita lineare che ci saremmo aspettati.

Idroelettrico a tutti i costi?


In Molise abbiamo una cultura in termini di idroelettricità: agli inizi del 900 le centrali sul Biferno già illuminavano, sia pure con parsimonia, i centri molisani. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata… e non è più tornata. Passino le grandi centrali a valle delle dighe e dei grandi salti, ma centellinare i piccoli corsi d’acqua per strappare qualche kilowatt non è saggio: significa mettere a rischio quello che rimane dei sistemi fluviali, le relazioni tra fiumi e falde e quindi la stabilità dei pendii e l’assetto delle sorgenti. Un sistema delicato che consente ben pochi errori.

Andiamo meglio a vedere:

Anno
n.impianti
Potenza Istallata MW
Produzione annuale GWh
2008
25
84.7
172
2009
26
84.3
254
2010
28
86.3
292
2011
27
86.2
221
2012
29
87.2
166
2013
30
87.2
271
2014
30
87.2
240
2015
30
87.7
206



Emerge che la risorsa è troppo instabile, dipendendo spesso dalla stagionalità degli eventi naturali, per potersi considerare costante e affidabile e l’impressione è che sia un sistema che più di tanto non possa offrire, per quanti sforzi si facciano. Investire oggi sull’idroelettrico non sembra una scelta lungimirante; peraltro il nostro sistema idrico e idrologico avrebbe bisogno di ben altri interventi.


Il fotovoltaico ci salverà?


Interessante il processo di sviluppo del fotovoltaico che avrebbe potuto rappresentare la svolta del nostro tempo:

Anno
n.impianti
Potenza Istallata MW
Produzione annuale GWh
2008
92
1.1
0.4
2009
228
8.5
2.5
2010
524
15.9
12.8
2011
1607
117
84.2
2012
2587
158
191
2013
3235
174
216
2014
3516
167
217
2015
3636
168
223



Un sistema in crescita esponenziale che in pochi anni ha reso la risorsa paragonabile a quella delle storiche centrali idroelettriche e che si sarebbe probabilmente sviluppato a dismisura se gli incentivi al privato si fossero parimenti sviluppati. Un sistema oltremodo interessante se si considera che per soddisfare l’intera richiesta di energia molisana sarebbero sufficienti appena 6 kmq di pannelli solari.


Un poco di educazione


Una attenzione che non si può tralasciare è l’educazione al risparmio, che pure va considerata in termini di bilancio energetico.

I Molisani non sono particolarmente affamati di energia, e certo le attività produttive che gravano sulla media dei consumi sono piuttosto limitate. In termini domestici sono abbastanza parsimoniosi; i consumi in agricoltura e industria sono leggermente in aumento, lasciando sperare qualche segno di ripresa della economia. E’ però il terziario che ha una quota di consumo eccessivo: rendere gli edifici dei servizi, soprattutto quelli della pubblica amministrazione, più efficienti ed intelligenti sarebbe un percorso da intraprendere.

domenica 18 giugno 2017

PEAR, Piano Energetico Regionale

Quando ero studente, i miei professori di gestione territoriali insistevano sui tre livelli di gestione del territorio: pianificazione, programmazione e progettazione.

Il momento del Piano - mi dicevano - è il più importante e delicato perché regola le altre attività e le scelte consecutive, è il momento in cui si sogna, prevede e sceglie il futuro. Programmi e Progetti serviranno poi a realizzare il futuro sognato dal Piano; alla loro conclusione il Piano risulterà "verificabile", il Programma "quantificabile", il Progetto "misurabile". Verificare il Piano vuol dire poter rispondere con un semplice "sì" o "no" alla domanda "abbiamo realizzato il nostro sogno"?

Abbiamo bisogno di questa premessa ora che ci soffermiamo a ragionare di Piano Energetico Ambientale Regionale in discussione in questi giorni. E stiamo aspettando di verificare, anche noi, l'operato di chi effettua le scelte, sceglie i sogni, prevede lo sviluppo coerente per questo nostro territorio.

Il documento che è in discussione evidenzia bene i punti di riflessione, trattando di energia e ambiente, illustrando in breve la sostanza della situazione:
1) il Molise produce più energia di quanta ne consumi.
2) nel Molise è possibile, volendo, produrne ancora di più.


Sono dati di fatto di cui eravamo già a conoscenza, ma adesso sono dati assodati, condivisi, e che dimostrano come la carenza di una pronta pianificazione abbia già creato danni, attraverso scelte e autorizzazioni leggere, al nostro territorio.

Avremmo ora bisogno di una nuova proposta di Piano, perché lo studio condotto va considerato come preliminare al vero Piano: toccherebbe ora agli Amministratori dire "bene, questa è la situazione di partenza ed è ciò che ci permette di decidere, scegliere, sognare il futuro: il Piano che stiamo discutendo dovrà avere questi obiettivi e non altri".

I due enunciati precedenti sono sufficienti a porre la domanda: possiamo rendere virtuosa la nostra Regione, migliorando la qualità della energia prodotta e riappropriandoci del territorio, oppure è questa l'occasione per sviluppare affari con le imprese di energia, cedendo i diritti su territorio, acqua, vento, paesaggio? oppure ancora: avere un territorio capace di produrre energia è una opportunità oppure un rischio?

Tra questi due sogni siamo chiamati a scegliere, nella sostanza; il Piano dovrà solo indirizzare gli strumenti operativi per arrivare alla scelta.

Non tocca a noi questa scelta, noi possiamo avere soltanto qualche desiderio di parte, possiamo indignarci e protestare se le scelte degli amministratori non dovessero essere coerenti con quelle della popolazione, ma non ricade su di noi la responsabilità delle scelte. Vale però la pena ricordare ancora una volta che produrre energia costa in termini ambientali e che "energia rinnovabile" non vuol dire affatto automaticamente "energia sostenibile".

Quello che noi sogniamo per il nostro territorio è un sistema di regole che non consenta l'ulteriore depauperamento delle risorse naturali con la limitazione degli altri possibili usi del territorio; che migliori la qualità di quanto già produciamo; che annulli i rischi per la salute, sia diretti che connessi; che esalti la trasparenza e la legalità; che riduca gli impatti sugli ecosistemi e ripari i danni effettuati.

Pensiamo di poterlo dire non solo per "sensibilità associativa" ma anche ricordando che lo Statuto della Regione Molise che all'art. 3 recita:

  • La Regione promuove un assetto del territorio rispettoso del patrimonio rurale, ambientale, paesaggistico ed architettonico e cura in particolare:
    a) l'applicazione di criteri di governo del territorio ispirati prioritariamente alla tutela dal rischio sismico ed idrogeologico e all'utilizzo ecocompatibile delle risorse ambientali e naturali;
    b) la valorizzazione dei propri territori e del patrimonio idrico e forestale, nonché la tutela delle specificità delle zone montane e collinari e delle biodiversità;
    ...
    La Regione adotta politiche di salvaguardia dell'ambiente da ogni forma di inquinamento.

Già, perché un'altra cosa che mi dicevano i miei Professori è che, comunque, il sogno del Piano non nasce da sé, ma discende sempre da principi superiori.


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PEAR: vedi anche http://wwfmolise.blogspot.it/2017/06/molise-energia-wwf.html

Le osservazioni al Piano: http://wwfmolise.blogspot.it/p/osservazioni-p.html

sabato 3 giugno 2017

Molise, Energia, WWF



In questi giorni il Consiglio Regionale è chiamato a discutere ed approvare il Piano Energetico – Ambientale Regionale (PEAR) ed è anche per noi l’occasione per riflettere su temi di questo genere, senza nulla togliere all’operato degli Amministratori il cui compito principale è quello di immaginare il futuro di questa terra.

Il WWF ha come proprio stile l’atteggiamento collaborativo ed è opportuno quindi ricordare agli Amministratori, che hanno una posizione privilegiata dalla quale poter recepire i diversi pareri dei diversi portatori di interessi, che definire piani non è tanto limare e stabilire delle regole, quanto immaginare il futuro, indirizzare le scelte, garantire alle prossime generazioni una migliore qualità della vita, un territorio appetibile, la concreta possibilità di impegnare risorse e speranze laddove sono nati.

Il senso di sviluppo, è vero, può essere inteso come incremento del reddito, oppure come migliore qualità della vita. La sfida di questi tempi è mettere saggiamente insieme le due cose ragionando appunto in termini di sostenibilità.

Vuol essere, questo, un piano ambientale, oltre che energetico. Normalmente, quando siamo chiamati a risolvere un problema, ci concentriamo sulla soluzione di quel problema, trascurando spesso che quella soluzione inneschi altri problemi. La cosa importante è invece cercare di ragionare in termini di relazioni che esistono e possono svilupparsi tra i vari aspetti dell’habitat umano, cioè sull’ambiente in senso lato, appunto.

Tutti oggi abbiamo bisogno di energia, inutile cercare di negarlo. La saggia consapevolezza sta nell’avere ben chiaro che produrre energia significa consumare risorse, risorse come il suolo e il sottosuolo, il paesaggio, la vita dei corsi d’acqua… significa inquinare con fumi, polveri, trasporti…

In Molise, che produce più energia di quanta ne abbisogni, non si può credere che si sia trovato una sorta di Eldorado, un settore su cui puntare per produrre ricchezza. Vale per l’energia lo stesso ragionamento applicabile al bene acqua: il Molise è ricco d’acqua, ma non dobbiamo dimenticare che questo bene prezioso costa: produzione di acqua significa montagne, significa neve, significa disagi e spese a carico dei cittadini e non è il caso di non valutare l’acqua nella giusta maniera.

È quindi necessario lasciarsi guidare da alcuni principi fondamentali e, quando questi siano assodati, operare delle scelte coerenti.

Per noi i principi sono:

  • 1)      Autosufficienza dei territori
  • 2)      Zonizzazione e tutela delle peculiarità del territorio

 

Autosufficienza dei territori

 

Il Molise produce più energia di quanta ne richiede, è risaputo e facilmente riscontrabile dai dati Terna. Produrne di più senza vantaggio è un consumo di risorse, è tralasciare le altre possibilità di sviluppo del territorio, è ipotecare il futuro delle scelte. Ovviamente se tutti i territori, cioè altre Regioni, facessero proprio questo obiettivo non avremmo nessuna necessità di produrre maggiore energia; così non è, ma questo definisce i territori produttori, come il Molise, come territori di servizio. In termini globali e di sussidiarietà potrebbe anche essere una logica perseguibile, quando però vi fosse indietro un tornaconto e così non sembra essere.

 

Zonizzazione e tutela

 

Produrre energia è un sacrificio, è un oggettivo danno al territorio. Quindi vanno scelte le condizioni in cui il danno possa essere il più limitato possibile. Sistemi, dunque, poco impattanti, non inquinanti, poco invasivi. Ben poca scelta, in effetti, rimane perciò allo stato delle tecnologie, perché ormai la consapevolezza è diffusa. Se sacrificio va fatto, va ben determinato dove sia accettabile farlo e, soprattutto, dove assolutamente non lo sia. Il discorso ecologista, dell’”ambiente come casa” è la logica del buon padre di famiglia: dovendo installare un oggetto necessario ma fastidioso, certo non lo collocherà davanti casa, ma sul retro o in un luogo poco visibile. Così deve essere per i nostri paesaggi, per i campi agricoli, per i luoghi storici o di orgoglio sociale. Soprattutto vale la pena soffermarsi a pensare agli incentivi esterni: è da biasimare l’imprenditore che pensi al Molise come luogo per impiantare, ad esempio, una foresta di pali eolici? Non lo è, perché se con il territorio non ci facciamo nulla – come invece fanno altrove – tanto vale consentirne lo sfruttamento. Allora è su questa ultima premessa che deve concentrarsi l’attenzione degli Amministratori, prima di procedere con scelte puntuali.

Una ultima attenzione va posta sulle tipologie degli impianti di produzione. Sono sacrifici, l’abbiamo detto, e non esistono sistemi completamente sostenibili.

Bruciare combustibili fossili o rifiuti non è esattamente il meglio che si possa fare; bruciare biomasse potrebbe essere una idea accettabile, pur trattandosi sempre di combustione, con i rischi connessi, ma solo se tale attività fosse associata ad un serio piano di gestione del verde: nel bilancio della CO2, si dimentica il fattore tempo, per cui si brucia in pochi istanti una risorsa che richiede molto tempo per rigenerarsi.

L’eolico genera problemi di consumo di suolo, di materie prime per i basamenti e danni elettromagnetici, ma è l’impatto sul paesaggio, con le sue forme innaturali, il detrattore più importante.

Anche l’idroelettrico, che appare innocuo e familiare, non è privo di difetti, soprattutto quando abbiamo già depauperato le risorse fluviali: lo sbarramento dei corsi fluviali crea infatti problemi alla fauna che li risale per riprodursi e lo stesso fiume ha la sua vita, con le fasi di erosione e deposito, che le variazioni sulla corrente inducono nell’alveo e nella falda.

Meglio dunque non fare? No. Meglio agire con consapevolezza.