lunedì 30 novembre 2015

inchieste sulle acque

Tra depuratori all’avanguardia e guai giudiziari: Perretta, il "re degli scarichi" nostrani
Se in Basso Molise il servizio di depurazione delle acque reflue è in mano alla IBI-Entei-Nurc, nel resto della regione il servizio è ad appannaggio di Enrico Perretta che con la sua Ecogreen srl gestisce una ottantina di impianti. Il regno di Perretta, che è anche consigliere comunale di opposizione a Campobasso, presenta alcune ombre: l’ imprenditore di origine campane risulta indagato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nella maxi inchiesta sulla mala gestione dei depuratori in provincia di Caserta insieme ad altre imprese molisane. Intanto il Movimento 5 Stelle si è interessato al fenomeno ed ha presentato una interrogazione al presidente Frattura mentre la Giunta regionale ha messo a disposizione dei fondi per settore. Il tutto mentre l’Arpa comunica i primi dati parziali del 2015 sulla provincia di Campobasso.

Il sindaco di Ripalimosani Michele Di Bartolomeo e sopra il gestore della Ecogreen e consigliere comunale Enrico Perretta


Ogni settore hai il suo "padrone", il suo top player. Nel campo della depurazione delle acque, in Molise, il best player è Enrico Perretta che con la sua impresa, la Ecogreen srl, gestisce ottanta impianti di depurazione. Ciononostante, il suo potere è scandito da diverse zone d’ombra che vanno da un avviso di garanzia ricevuto a inizio anno dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per via della mala gestione dell’impianto di depurazione nel suo paese nativo Mignano Monte Lungo, sino alle accuse della concorrenza di usare metodi poco trasparenti, con cui riuscirebbe ad accaparrarsi gli appalti. Un contesto in cui spicca il caso di Sepino. Ovviamente, c’è anche il rovescio della medaglia: comuni, tipo Ripalimosani, dove il servizio di depurazione è davvero all’avanguardia.
Dati Arpa 2015. Nell’anno in corso l’Arpa Molise ha effettuato, nella sola provincia di Campobasso, 121 controlli a impianti depurativi comunali, industriali e consortili rilevando 19 casi di ‘non conformità’. Il dato è aggiornato al 6 ottobre 2015. I tecnici dell’agenzia ambientale regionale, tuttavia non segnalano gravi e pericolosi "inquinamenti" delle acque: i dati riscontrati - in linea di massima - rispetterebbero i parametri in vigenti di sicurezza in materia. Piuttosto, puntano l’indice sulla gestione strutturale degli impianti.
Nonostante le buone assicurazioni dell’Arpa, però, il quadro generale regionale non è dei più rosei. I primi a interessarsi della situazione sono stati gli attivisti del Movimento Cinque Stelle i quali, a seguito di alcune segnalazioni pervenute dai cittadini, hanno effettuato una piccola indagine sul territorio. Dopo aver richiesto l’accesso agli atti a diversi Comuni e aver ricevuto poche risposte, i consiglieri regionali, Antonio Federico e Patrizia Manzo, hanno depositato, lo scorso 30 ottobre, una interrogazione al governatore Frattura e alla sua Giunta nella quale chiedono di: "conoscere qual è la reale organizzazione in Molise del controllo sanitario delle acque destinate al consumo umano, quali sono i criteri per la gestione dei casi di non conformità e, soprattutto, per capire se c’è un concreto rispetto delle norme".

Nel frattempo la Giunta regionale, attraverso l’assessore Pierpaolo Nagni, proprio in questi giorni sta affrontando la questione legata a depuratori, perdite idriche e utilizzo dei finanziamenti Fsc e Fesr per i quali, sulla base della vicinanza geografica, sono nate delle aggregazioni di Comuni denominate a seconda dei casi come Pit, Pisu o Pai. L’assessore bacchetta gli enti locali e chiede «un’inversione di rotta nell’utilizzo dei finanziamenti messi a disposizione, per compiere un ulteriore passo avanti che vada oltre le divisioni delle risorse a disposizione, questione che già i Comuni, in ambito territoriale, hanno ampiamente discusso e schematizzato a seconda delle varie esigenze e dei finanziamenti a disposizione da destinare ad interventi su perdite idriche e depuratori dalla quota dei Fesr». Inoltre raccomanda tutti di fare attenzione «al controllo, al monitoraggio e all’individuazione degli interventi e dei costi. I lavori iniziati dovranno essere conclusi. Dobbiamo porre nuove basi per il futuro ma per fare questo, rispetto al sistema organizzativo, il rapporto tra Regione ed Enti Locali dovrà funzionare».Una rete che dovrebbe essere ancor più forte nel momento in cui l’Egam (Ente di governo dell’ambito del Molise) entrerà a pieno regime. Infatti, il nuovo istituto per il servizio idrico prevede anche la gestione integrata tra i vari comuni del servizio di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Integrazione che dovrebbe favorire un abbassamento dei costi di gestione. 

La Ecogreen di Enrico Perretta. Se in Basso Molise a monopolizzare la gestione è il drago a tre teste Ibi-Entei-Nurc, nel resto del territorio regionale il deus ex machina del settore è Enrico Perretta. L’imprenditore di origine campana è il re incontrastato della depurazione molisana. Con la sua Ecogreen srl controlla all’incirca ottanta impianti regionali. Perretta, oltre ad essere amministratore unico e rappresentate legale della Ecogreen srl,è anche amministratore unico della Biomedical snc di Campobasso, gestisce dal 2014 la Casa di Cura per anziani a Acquaviva Collecroce e siede tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale a Campobasso, dove è stato eletto tra le file della lista civica di centrodestra Campobasso Nuova.

La Ecogreen è stata costituita nel 1992 e oltre a occuparsi di depurazione si prende cura anche dello smaltimento rifiuti e della raccolta differenziata "porta a porta". Attualmente conta 104 dipendenti per un capitale sociale pari a 10.400,00 euro suddiviso tra Perretta con il 97.5% e Sica Sandra, la consorte, con il 2.5%, pari a 260 euro. Tuttavia, il dominio della Ecogreen è contraddistinto da diverse zone d’ombra e sprazzi di luce.

Prima di tutto una data, il 27 gennaio scorso. Quando, nell’ambito di una maxi inchiesta sulla mala gestione dei depuratori nella provincia di Caserta e non solo, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere mette sotto inchiesta la Ecogreen e Perretta per la mala gestione del depuratore a Mignano Monte Lungo, suo paese nativo in provincia di Caserta. Nell’inchiesta che coinvolge ventuno Comuni in totale e diversi sindaci e ex amministratori locali, ci sono anche altre imprese molisane. L’accusa che muove la Procura campana, a tutti gli indagati, è di scarsa attenzione per l’ambiente e quindi per la salute dei cittadiniAddirittura alcuni dei municipi finiti sotto inchiesta non sarebbero in possesso di un sistema di depurazione. Nella nostra regione c’è il caso di Riccia dove il sindaco Micaela Fanelli alla prima occasione utile ha cambiato gestore. Contratto non rinnovato dal primo gennaio 2015, che il primo cittadino spiega così: «Non ero soddisfatta del lavoro svolto, tanto è vero che durante la sua gestione ho avuto diversi richiami dall’Arpa. E, in merito al rapporto qualità prezzo ho preferito cambiare. Ad oggi, con la nuova impresa, nessun problema». 

Trivelle: la Corte di Cassazione ammette i referendum abrogativi

L’ufficio Centrale per i Referendum presso la Corte di Cassazione si è espresso favorevolmente in merito alla legittimità dei sei quesiti referendari che abrogherebbero alcune parti relative alle trivellazioni petrolifere contenute nell’articolo 38 del decreto legge Sblocca Italia. I sei quesiti “No Triv” sono stati presentati lo scorso 30 settembre alla Corte di Cassazione da dieci Regioni e il Molise è stato tra le prime ad averli approvati all’unanimità. 

giovedì 19 novembre 2015

Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti anche a Campobasso

La Provincia di Campobasso attraverso Il Centro di informazione Europe Direct e l'Assessorato all 'Ambiente, organizza la "Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti" che si terrà dal 21 al 25 novembre. L'evento è stato promosso in collaborazione con Legambiente - Circolo di Campobasso, WWF Molise, Assessorato alla Cultura della Regione Molise, Ufficio Scolastico Regionale per il Molise, aziende e associazioni del settore e con il patrocinio del Comune di Campobasso.


mercoledì 18 novembre 2015

Trivelle molisane

Comunicato Stampa
Campobasso, 18 novembre 2015

NO DEL WWF MOLISE ALLE TRIVELLE SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO

Nel corso dell’affollata assemblea pubblica tenutasi martedì nella sala consiliare del Comune di Campobasso è emersa, in tutta la sua drammaticità, la problematica dell’assalto al territorio della provincia di Campobasso da parte di spregiudicate aziende che, grazie al grimaldello fornito loro dal Decreto “Sblocca-Italia”, sono pronte a perforare il sottosuolo di numerosi Comuni, allo scopo di cercare presunti giacimenti petroliferi.
Nel mese di ottobre 2015, infatti, è stata presentata al Ministero dell’Ambiente, da parte dell’azienda Irminio srl, la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (Procedura VIA) per il progetto di ispezione sismica finalizzato alla ricerca di idrocarburi denominato Santa Croce, insistente su un’area di 87 chilometri quadrati nel territorio dei comuni di Campodipietra, Cercemaggiore, Cercepiccola, Ferrazzano, Gildone, Mirabello Sannitico, San Giuliano Del Sannio e Vinchiaturo.
Evidenziare i possibili danni derivanti dall’utilizzo dei cosiddetti “Camion Vibroseis” che emettono onde sonore a notevole profondità e dall’uso, in particolari terreni, addirittura dell’esplosivo fino a 15 metri di profondità, peraltro in una porzione di territorio che è caratterizzata da fragilità strutturale e delicate particolarità ambientali, storiche e culturali sia pure non ancora sufficientemente valorizzate e ancor meno indagate, assume il sapore di banalità se pensiamo che proprio in quello stesso scenario dove la ricerca di idrocarburi, con la vicenda legata alle attività della Montedison a Cercemaggiore, ha prodotto effetti di cui tuttora non sono chiare le reali dimensioni e che implicano radioattività, effetti sulla salute umana, inquinamento di terreni, sorgenti e di foraggi per animali da carne e da latte, anche se – per ora – si tratta di ricerca e non (ancora) di estrazione.
Dal nostro punto di vista la “Valutazione di Impatto Ambientale” è superata da una concreta ”Esperienza di un Impatto Ambientale” e quindi il WWF Molise, esprimendo la propria assoluta contrarietà ad una politica energetica ancora basata sulla ricerca dei fossili, nello specifico, si opporrà con ogni mezzo alla trivellazione del territorio.
Ma, al di là di questo, quale senso ha, in una Nazione che detiene il fior fiore delle risorse culturali e ambientali veramente strategiche in un mercato globalizzato, mettere a rischio le risorse della pesca e del turismo in Adriatico, o le eccellenze dell’enogastronomia collinare per la ricerca di idrocarburi, con uno sviluppo tecnologico che consente progressivamente di fare a meno di tali risorse? Perché non riusciamo a comprendere che la ricerca di una buona qualità della vita dei cittadini sia “più strategica” e di maggiore “pubblica utilità” rispetto alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi? Cui prodest?” “A chi giova?”
Il territorio molisano, per le caratteristiche che ancora conserva, potrebbe ancora aspirare a un futuro di alta qualità, basato sulla forza dell’ affermata green economy e dovrebbe essere preservato da questi attacchi, provocati, favoriti ed indotti dall’approvazione di strumenti normativi nazionali che mortificano le competenze degli enti locali, e che costringono i cittadini a subire la menomazione dei diritti più essenziali nel nome di un concetto di sviluppo non condivisibile e tantomeno equamente distribuito.



WWF MOLISE OA

Stop Trivelle a Campobasso

Tredici sono, in totale, i titoli minerari già concessi in terraferma (tra permessi di ricerca, concessioni di coltivazione e di stoccaggio), quattro sono invece le istanze di permessi di ricerca. E sempre quattro, ma in mare nel tratto di costa molisana, sono i titoli concessi (un permesso di ricerca, uno di coltivazione e due istanze).

Questo è il bollettino di guerra dell'Affaire Trivelle nel Molise, emerso nel corso dell'affollata assemblea tenuta ieri a Campobasso. Augusto De Sanctis, del WWF Abruzzo, ha illustrato la lotta condotta nella sua regione contro le Trivelle in mare (Ombrina), ed ha messo in guardia anche i molisani dall'assalto che è in corso, sul mare e sulla terra.
L'azienda Irminio srl è pronta ad avviare i motori dei camion Vibroseis, e ad attivare le cariche di esplosivo fino a 15 metri di profondità.


lunedì 16 novembre 2015

Panepanda contro lo spreco di cibo

da http://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/idee-per-utilizzare-il-pane-raffermo-il-wwf-vi-premia-ecco-il-concorso-panepanda


Il Natale troppo spesso fa rima con consumismo e sprechi alimentari e per questo WWF lancia l'iniziativa 'Pane Panda' contro lo spreco di cibo.
Pensiamo al pane: anche se raffermo, è uno degli alimenti più facili da recuperare attraverso gustose ricette.
Fino al 31 dicembre, in 700 panetterie sarà possibile acquistare il 'Pane Panda', ricco di semi di girasole e fibre e raccogliere i punti per ottenere una borsa (in cotone biologico) in cui conservare il pane avanzato.
Nel sito di Pane Panda si trovano infatti consigli per evitare di sprecare il pane e una scheda online dove inserire la propria ricetta preparata riutilizzando il pane raffermo.
La ricetta migliore sarà premiata con la possibilità di realizzarla insieme a Lisa Casali, scienziata ambientale, esperta di cucina sostenibile e testimonial WWF per l’alimentazione sostenibile e contro lo spreco alimentare. Dalla inedita esperienza sarà realizzato un video poi condiviso sui canali WWF Italia.
La lista dei negozi che partecipano all'iniziativa è disponibile sul sito di panepanda 


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(nessun negozio in Molise....)

WWF, Ombrina e «Le verita’ del Parco Nazionale della Costa Teatina»

da http://www.abruzzonews24.com/40055/wwf-le-verita-del-parco-nazionale-della-costa-teatina/


News dal WWF Abruzzo | Pescara – 16 novembre 2015. «ARCI, Costituente per il Parco, FAI, Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura,WWF Le verità del Parco Nazionale della Costa Teatina. Lo riporta una nota diffusa, oggi, dal servizio informativo del WWF Abruzzo. I dettagli della nota, della quale viene qui riportato l’intero contenuto testuale, sono stati resi pubblici, alle 11, anche mediante il sito internet dell’ente, attraverso il quale e’ stata rilanciata la notizia. Il Ministero dell’Ambiente, inadempiente per 15 anni, è stato commissariato e non ha più titoli per intervenire Non c’è spazio per ripensamenti: si firmi subito il decreto. Cementificazione, petrolizzazione e la rovina delle bellezze del litorale nascoste dietro i ritardi. Le associazioni ambientaliste ARCI, Costituente per il Parco, FAI, Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura e WWF intervengono nuovamente sulla paradossale situazione che si sta creando in relazione alla perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, invocata da tantissimi abruzzesi che vedono nella green economy una concreta speranza per il futuro del territorio. In un incontro con il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il presidente D’Alfonso e i sindaci coinvolti nel Parco hanno invece sostanzialmente chiesto di tornare a una nuova e diversa perimetrazione, diversa da quella tracciata dal commissario De Dominicis, per “salvare” le scelte delle rispettive amministrazioni in materia urbanistica, sostenendo che non ci sono più "favorevoli" e "contrari" ma un corpo unico di amministratori locali. Potrebbe sembrare un risveglio dopo uno stallo di ben 15 anni se non fosse invece soltanto la manifestazione di una prima verità: la “cementificazione” cui evidentemente non si vuole rinunciare nonostante i tanti danni già fatti al territorio e alle sue potenzialità anche economiche. A commento di questo appuntamento è intervenuto anche l’ex assessore regionale Febbo che scrive – sue testuali parole – “… il sottoscritto aveva già nel 2012 chiuso la perimetrazione del Parco, trovando un accordo con l’allora direttore generale Grimaldi del Ministero dell’Ambiente e quindi allontanare definitivamente l’insediamento di Ombrina Mare…” Quindi il “vero parco” avremmo potuto averlo in tempo utile per fermare la deriva petrolifera. Lo ha detto in forma condizionale lo stesso ministro Galletti nel rispondere a una interrogazione sul ruolo del Parco Nazionale della costa teatina contro il progetto Ombrina e lo dicono i fatti: a ogni rinvio relativo alla decretazione del Parco puntualmente segue un colpo a favore di Ombrina. Infatti: a marzo nel parere favorevole dell’AIA si dice che il Parco non produce effetti giuridici in quanto non perimetrato e decretato, a fine luglio salta la decretazione del Parco e ad agosto arriva il decreto del MISE su Ombrina; a settembre-ottobre si perde ancora tempo tra rinvii e annullamenti e il 9 novembre arriva la conferenza che prova a chiudere su Ombrina mentre i nostri amministratori gridano al sopruso ma come se nulla fosse pochi giorni dopo tornano a Roma per perdere altro tempo sul Parco. Questa seconda verità si chiama “petrolio!” Poi ce ne una terza, la più triste, quella che tiene incatenata al palo la regione verde d’Europa, la regione che voleva essere di APE, del turismo verde, del progetto Bike to Coast, degli oltre 400 milioni di euro del PSR che punta al 20% di biologico, all’agricoltura sociale e di qualità, dei trabocchi e della pesca sostenibile. Questa terza verità si chiama “nanismo politico!” Una politica incapace di raccogliere (e forse anche di vedere) le sfide di questo tempo, di innovare, di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini, di mettere a frutto le vere risorse culturali, economiche, sociali e ambientali del territorio. La tragicommedia che va in scena in questi mesi è l’epilogo di un’ultima verità: “Una regione che dietro le responsabilità trasversali e la pochezza di tanti sta permettendo a pochi di violare la propria bellezza!”. Di fronte a questa situazione le associazioni ricordano che il Ministero dell’Ambiente, incapace in 15 anni di chiudere la perimetrazione del Parco proprio perché prono di fronte alle resistenze di qualche amministratore locale, è stato commissariato, cioè espropriato delle potestà decisionali che non ha saputo usare. Il commissario De Dominicis non è stato nominato né dalla Regione, né dal Ministero dell’Ambiente né tantomeno dai sindaci, ma dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha già valutato e accettato il suo lavoro e DEVE ora semplicemente completare l’iter predisponendo il decreto di perimetrazione e sottoponendolo alla firma del presidente della Repubblica. Non esiste alcuna altra strada ed è ora che D’Alfonso e sindaci ne prendano finalmente atto.» | Redazione del quotidiano on-line AN24. Fonte: sito web del WWF Abruzzo. In SecondaPagina su AN24.

sabato 14 novembre 2015

una bella collaborazione

S.Maria C.V.
Sabato 14 novembre -
da http://www.casertanews.it/public/articoli/2015/11/15/064745_ambiente-s-maria-raffaele-uccella-adesione-blocco-campagna-internazionale-wwf.htm

 Il Panda Team del WWF Caserta ha incontrato gli studenti dello I.A.C. "Raffaele Uccella" di Santa Maria Capua Vetere - DS Francesco Paolo Casale. 

Gli studenti che si sono costituiti in Panda Club, con la supervisione del corpo docenti - referenti prof.ssa Anna Del Mastro e il prof. Giovanni Pastore - sono diventati testimonial della Campagna Internazionale del Wwf : "CLIMA E' UN'EMERGENZA PER TUTTI" .

 Coinvolti dall'entusiasmo degli studenti il Sindaco - Biagio Maria Di Muro e l'Assessore con delega in materia di Programmazione e Tutela del Territorio e dell'Ambiente Donato Di Rienzo che insieme al DS Francesco Paolo Casale sono stati i primi firmatari della petizione del Wwf Italia contro le centrali a carbone che sono tra le principali responsabili fonti dei gas climalteranti.

Sottoscritto anche il protocollo d'intesa tra l'istituto scolastico e il Wwf Caserta. Durante la manifestazione sono stati mostrati gli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie vegetali, animali e sugli essere umani e contemporaneamente sono stati presi impegni ben precisi da parte degli studenti che in qualità di "sentinelle" del clima vigileranno sugli sprechi energetici e diffonderanno le azioni virtuose per la riduzione della produzione dei gas serra. Presentato il video a cura di alcune classi e docenti che sta facendo "impazzire" ragazzi, docenti e genitori.


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il video è qui: https://www.facebook.com/471706019582552/videos/940582859361530/

La Settimana Europea Riduzione dei Rifiuti 2015 dedicata alla dematerializzazione


La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr) 2015 sarà dedicata al tema della "dematerializzazione", ovvero: usare meno (o nessun) materiale per fornire lo stesso livello di funzionalità a un utilizzatore, passare dai prodotti ai servizi, condividere dei prodotti, oppure organizzare gruppi di servizi per usufruire di un singolo bene.
A comunicarlo è l'Anci, presentando la Serr 2015 in occasione di Ecomondo. “L’Anci è onorata di proseguire il suo percorso come membro del Comitato promotore nazionale della Settimana Europea dei Rifiuti con l’obiettivo primario di sensibilizzare istituzioni, stakeholder e tutti i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea, che gli Stati membri devono perseguire”, spiega Filippo Bernocchi, delegato Anci Energia & Rifiuti.
“Dematerializzare è una strategia complessa capace di generare effetti positivi dal punto di vista ambientale - aggiunge Bernocchi - grazie alla prevenzione, minimizzazione del prelievo di risorse e delle emissioni di sostanze inquinanti, di ridurre i costi e tempi complessivi, con ovvi vantaggi per gli utilizzatori finali, ed, in ultimo, di migliorare la qualità della vita, limitando ad esempio la necessità di spostamenti fisici di beni e soggetti”.

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Vedi anche lo speciale ECOMONDO  di ADNKRONOS

Via Matris torna fruibile: “Ora sta ai campobassani rispettarla”



di Giuseppe Villani
Campobasso. Sono costati 300mila euro gli interventi per mettere in sicurezza la via Matris, che ha riaperto oggi, sabato 14, dopo due anni e mezzo. Il percorso spirituale e naturalistico che porta da viale del Castello fin sopra i monti è stato poi ripulito, senza dimenticare gli interventi sugli alberi danneggiati dalla nevicata di marzo, ed ora è tornato fruibile.
«Non tagliamo nessun nastro, questa è una restituzione alla città», ha puntualizzato il sindaco di Campobasso Antonio Battista in apertura della breve cerimonia di riapertura. «Ora però – ha aggiunto – starà ai campobassani trattare bene questo splendido sito (riferendosi probabilmente anche a chi, probabilmente nelle ultime notti, ha scavalcato la recinzione per lasciare il segno della propria imbecillità, ndr). In città partirà il sistema di videosorveglianza, ma non possiamo mettere telecamere dappertutto». Nel suo intervento, il primo cittadino ha ringraziato le ditte specializzate che hanno effettuato i lavori, gli operai del Comune e dell’Arsarp e la cooperativa Laboratorio aperto, che da alcuni mesi ha in gestione il Castello Monforte e che si sta occupando anche della manutenzione della via Matris, sottolineandone la mission principale che è quella dell’impiego di persone afflitte da disturbi psichici.
Anche l’arcivescovo della diocesi di Campobasso-Bojano, Giancarlo Bregantini, ha rivo lto a tutti l’invito a custodire la bellezza della via Matris, allargando il discorso anche al centro storico della città ed alle attività commerciali della zona, «che vanno rispettate di più», ed ha ricordato la fidura di San Giovanni da Tufara, del quale proprio oggi ricorreva l’anniversario della scomparsa, che «recuperò il legame tra i contadini, la terra e la fede»
Alla cerimonia, che è stata preceduta da un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime degli attentati di Parigi, sono intervenuti molti esponenti della Giunta comunale e della maggioranza, l’onorevole Roberto Ruta, il Rettore Gianmaria Palmieri, il parroco di San Leonardo e San Giorgio Luigi Di Nardo ed alcuni studenti del Liceo scientifico Romita e della scuola Colozza.

venerdì 13 novembre 2015

Rinnovabili: WWF lancia calcolatore

WWW International ha appena lanciato un calcolatore web che permette di conoscere la quantità di energia rinnovabile che può essere prodotta in base ad un certo investimento. Si chiama ReCalc e fornisce un dato molto importante che può permettere alle fonti pulite di crescere nel mercato, proprio ora che sempre più istituti finanziari sono interessati a investire in questo settore.
ReCalc è un modello che si basa sui dati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e della IEA (International Energy Agency). Oltre a quantificare i KW di potenza che un certo investimento è in grado di generare riesce a quantificare le tonnellate di emissioni di CO2 che vengono evitate, grazie alla sostituzione di potenziali fonti fossili con fonti rinnovabili. I dati che bisogna inserire sono:
  • Il valore totale di mercato o il capitale delle partecipazioni di un investitore o di più investitori, in pratica l’importo totale investibile;
  • La quota percentuale del totale delle partecipazioni al capitale che può essere investita direttamente in energia rinnovabile;
  • L’anno in cui l’investitore inizierà il suo investimento e l’anno in cui viene raggiunto il target della percentuale di allocazione.
Per gli operatori che vogliono avere dati più complessi è possibile valutare anche parametricome le figure del capitale di costo, i parametri operativi, la distribuzione degli investimenti su differenti tecnologie e molto altro.
Grazie a questo strumento sarà più facile cogliere le opportunità e gli spazi concessi dal mercato, comunicando sia con i potenzialiinvestitori che con gli operatori che lavorano nel settore delle rinnovabili, con i giornalisti e la gente comune, in modo che migliori la percezione di quanto possa essere fatto per la salvaguardia dell’ambiente a parità di investimenti fatti o non fatti.

Volkswagen, il WWF chiede che "compensi in natura"



ZURIGO - WWF Svizzera chiede a Volkswagen di compensare in natura l'inquinamento supplementare provocato dai veicoli manipolati: l'organizzazione ambientalista propone che la casa automobilistica finanzi filtri per ridurre le emissioni di ossidi di azoto nel settore del cemento.
In un regime normale di funzionamento le vetture di Volkwagen sottoposte a interventi diffondono quantità di ossidi di azoto 25 volte superiori a quelle registrate nei test, si legge in un comunicato odierno. Continueranno inoltre a farlo, prima che il software o addirittura il motore dei veicoli sarà riparato. La conseguenza è che in un anno queste auto in Svizzera emettono 1600 tonnellate di ossidi di azoto in più di quanto indicato.
Stando al WWF, all'ambiente e agli esseri umani le compensazioni finanziarie non servono a nulla. Ecco quindi l'idea di coinvolgere l'industria del cemento, che è all'origine della principale quota dell'inquinante in questione. Le sei fabbriche svizzere che producono cemento diffondono circa 3200 tonnellate di ossido d'azoto all'anno e un migliore filtraggio dei gas in uscita potrebbe fortemente diminuire questo dato. Qui interverrebbe Volkswagen, che sarebbe chiamata a coprire i necessari investimenti.
Secondo il WWF anche il mondo politico deve fare la sua parte. In caso di truffe con le emissioni di gas di scarico la compensazione in natura deve diventare una sanzione obbligatoria. Inoltre i test devono finalmente dare un'immagine realistica delle emissioni. In gioco vi è la salute degli esseri umani e dell'ambiente: non devono aver posto i trucchi, né legali né illegali, afferma Elmar Grosse Ruse, esperto climatico presso il WWF, citato nel comunicato.
Gli ossidi di azoto aumentano le allergie, danneggiano le vie respiratorie, favoriscono gli infarti e gli attacchi cerebrali, portando quindi a morti premature, sottolinea il WWF.

Il WWF presenta il documento di posizionamento su carbone e clima

carboneeclima2bislq_24860da http://www.ilsostenibile.it/2015/11/13/il-wwf-presenta-il-documento-di-posizionamento-su-carbone-e-clima/


A quasi due settimane dall’avvio del summit di Parigi,il WWF presenta il documento di posizionamento su Carbone e Clima con l’obiettivo di fornire e sostenere soluzioni energetiche sostenibili attraverso la visione ‘100% energie rinnovabili’ entro il 2050, supportati da misure ambiziose di efficienza energetica e di risparmio.
Il focus del documento è sul carbone (e lignite) per uso energetico, il combustibile fossile più sporco e inquinante che negli ultimi dieci anni ha registrato la più alta crescita assoluta rispetto a qualsiasi fonte energetica. Il carbone è anche il combustibile a più alta intensità di emissioni di CO2.  A livello mondiale le centrali a carbone generano il 40% di elettricità, ma sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni di CO2 del sistema elettrico.

Se vogliamo evitare i rischi del cambiamento climatico, così come altri impatti negativi del carbone (ad esempio quelli locali rappresentati dall’inquinamento atmosferico), il consumo di carbone nel mondo deve iniziare a diminuire entro il 2020 per essere completamente eliminato dal sistema energetico globale necessariamente prima del 2050. La transizione energia dovrà, dunque, essere raggiunta attraverso un rapido passaggio a una fornitura di energia rinnovabile al 100% e sostenuta da massicci investimenti in efficienza energetica.
L’Italia è il Paese che potrebbe chiudere si da subito con il carbone, considerato che la potenza installata è più che doppia rispetto al picco massimo dei consumi mai raggiunto, mentre le rinnovabili hanno assunto un ruolo sempre più importante: nei primi mesi del 2015 hanno coperto il 37,1% dei consumi elettrici.

Quello che ci serve ora è un impegno forte anche dal premier Matteo Renzi, che ai recenti Stati Generali sul Clima ha affermato che il nemico numero uno è il carbone.  Chiedi al Premier di essere coerente e di chiudere le centrali a carbone in Italia. Firma anche tu la petizione del WWF Italia – Save the Humans, save the climate
Un futuro senza carbone è possibile. Il percorso verso un futuro senza carbone dovrà essere guidato dal mondo industrializzato – l’OCSE e la Russia – con l’obiettivo di eliminare gradualmente questo combustibile dai loro sistemi energetici nei prossimi 20 anni (entro il 2035). E’ necessario, quindi, che i Governi dei Paesi industrializzati introducano con urgenza una normativa che garantisca l’immediata sospensione della costruzione di nuove centrali a carbone e l’immediata chiusura delle centrali a carbone meno efficienti.
In questo, l’Italia dovrà giocare un ruolo di primo piano accelerando il processo di fuoriuscita dal carbone, essendo uno dei paesi che può fare a meno da subito del peggior combustibile fossile. Entro il 2030, al più tardi, non dovrebbero essere costruiti nuovi impianti a carbone anche nei paesi in via di sviluppo.  E ‘quindi importante che i Governi interrompano immediatamente tutti i finanziamenti pubblici,  così come andrebbe sospeso il supporto finanziario da agenzie di credito all’esportazione per qualsiasi progetto di carbone.
Il WWF sollecita i Governi dell’OCSE a garantire una completa e immediata eliminazione di tutte le sovvenzioni per l’estrazione del carbone, produzione e uso, e tutti gli altri Governi entro il 2020, al più tardi.  Questo vale anche per l’Italia che deve rinunciare a sovvenzionare progetti di nuovi impianti come quello nel Sulcis (Sardegna).
Le politiche dei governi devono soddisfare contemporaneamente due sfide interconnesse: ‘energia a prezzi accessibili per tutti’ e protezione del clima. E questo deve essere supportato da approcci inclusivi e partecipativi, che coinvolgano i cittadini e le comunità locali.  Oggi la chiave per consentire sviluppo sostenibile e accesso all’energia per tutti c’è ed è nelle energie rinnovabili. Un modello di sviluppo energetico più diffuso e decentralizzato porta benefici estesi e limita le emergenze sanitarie dovute all’inquinamento, al contrario di quanto avviene oggi coi modelli centralizzati fondati sui fossili e il nucleare.

Ci sono molti esempi di tutto il mondo piccole imprese, comunità e persino agricoltori che possiedono impianti di energia rinnovabile. Una delle cose  più importante della transizione è fornire accesso all’energia a più di 3 miliardi di poveri, persone che non hanno accesso ai servizi energetici moderni, fondamentale per migliorare la vita delle persone e raggiungimento gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Focus: gli impatti del carbone. Circa quattro quinti di tutto il consumo di carbone (e di emissioni relative) si presenta in appena quattro nazioni e regioni – Cina (50%), Stati Uniti (12%), India (9%) e l’UE (8%). Mentre l’India e la Cina hanno avuto una crescita elevata delle emissioni di CO2 negli ultimi dieci anni come conseguenza dell’aumento rapido del fabbisogno energetico interno connesso allo sviluppo industriale e l’infrastrutturazione delle città, l’uso di carbone nell’OCSE è diminuito dal 2007 di circa 11%. Tuttavia, l’OCSE, insieme alla Russia, è ancora un consumatore importante di carbone con quasi il 30% del totale globale.
Il carbone non solo ha l’intensità di carbonio più alta rispetto a tutti i combustibili fossili, che lo rende la principale minaccia per il clima del pianeta,  ma è anche causa di gravissimi fenomeni di inquinamento atmosfericosoprattutto a livello locale che minaccia la salute pubblica contribuendo a causare 4 milioni di morti premature ogni anno, principalmente nei paesi in via di sviluppo. Il tutto con un altissimo costo economico. Recentemente è stato stimato dall’UNEP che l’inquinamento atmosferico principalmente per l’uso di combustibili fossili, specialmente carbone, nel 2010 è costato alla Cina circa 1,4 trilioni di dollari, all’India 0,5 trilioni e all’OCSE 1,7 trilioni.
E il costo dell’inazione è molto più alto per tutte le società, determinato dall’impatto globale delle emissioni dei combustibili fossili. Una ricerca molto recente della Università di Stanford ha mostrato come il costo sociale di carbone sia di 200 dollari a tonnellata di CO2, e perciò crea perdite economiche annuali equivalenti all’11% del PIL globale. Inoltre, l’estrazione del carbone, la lavorazione e la combustione rappresentano gravi minacce per le riserve di acqua dolce e gli ecosistemi: il carbone oggi consuma quasi 50% di tutta la richiesta d’acqua dolce nel settore energetico.
E sul mondo grava la minaccia di 1.199 nuovi progetti di centrali a carbone per una potenza complessiva di più di 1,400GW (equivalente all’80% della potenza attualmente installata negli impianti a carbone). La Cina e l’India insieme rappresentano circa il 76% della nuova capacità progettata. Secondo i più recenti dati riportati nel database CoalSwarm, ad ottobre 2014 si contavano 2266 unità a carbone in costruzione o in progetto per una potenza complessiva di 1.491 GW. Questo da solo sarebbe sufficiente a far saltare il bilancio totale di carbonio che occorre rispettare per non destabilizzare il clima.

"NO OMBRINA": MARTEDÌ LA PRIMA ASSEMBLEA PUBBLICA A CAMPOBASSO

da http://www.primonumero.it/attualita/news/1447345438_campobasso-no-ombrina-marted-la-prima-assemblea-pubblica-a-campobasso.html


immagine da ansa.it
Campobasso. Nella sala consiliare del Comune di Campobasso martedì 17 novembre alle 18 ci sarà un’assemblea pubblica contro la petrolizzazione del Molise. All’incontro interverranno Augusto De Sanctis del Coordinamento “No Ombrina” e gli esponenti del Coordinamento Trivelle Zero Molise. Il Coordinamento “Trivelle Zero Molise”, che si è costituito a Termoli lo scorso 26 agosto, sta organizzando una serie di incontri pubblici nei paesi del Molise, a partire da Campobasso, per cominciare dal basso una mobilitazione collettiva, la sola in grado di fermare la devastazione. Una lotta di così vasta portata ha bisogno del coinvolgimento attivo di tutti coloro che intendono, con decisione, fermezza ed onestà, opporsi allo scempio e al saccheggio del nostro territorio. Lottiamo contro le trivelle (e contro le altre grandi opere che sacrificano sull’altare del profitto la vita di milioni di uomini e donne comuni) per arginare i danni di un modello di vita e di sviluppo amorale e distruttivo, non più sostenibile né economicamente, né socialmente.


Il 26 ottobre 2015 è stata presentata al Ministero dell’Ambiente la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (Procedura VIA) per il progetto di ispezione sismica finalizzato alla ricerca di idrocarburi denominato Santa Croce, insistente su un’area di 87 chilometri quadrati nel territorio dei comuni di Campodipietra, Cercemaggiore, Cercepiccola, Ferrazzano, Gildone, Mirabello Sannitico, San Giuliano Del Sannio e Vinchiaturo.
Intanto continua l’attacco al nostro mare (è di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione definitiva del mostruoso progetto “Ombrina Mare” sulla costa abruzzese, a due passi da noi), si stringono i tempi per la petrolizzazione del Molise, che riguarderà i due terzi della nostra terra.


Biferno e Trigno inquinati: “Senza controlli sui depuratori non troveremo i responsabili”

Il direttore dell’Arpa Molise, Quintino Pallante suggerisce una soluzione per individuare i responsabili dell’inquinamento dei nostri fiumi: "L’Agenzia regionale controlla ma se non si monitorano i depuratori 24 ore al giorno è impossibile circoscrivere la zona e capire, dalle sostanze emerse con le analisi di laboratorio, chi le ha sversate". Lunghissimo l’elenco dei comuni con depuratori reflui urbani non a norma, tra questi anche Campobasso. Sono questi alcuni dei dati riportati nell’annuario presentato questa mattina, giovedì 12 novembre, negli uffici di via Ugo Petrella. Il numero uno dell’Arpa ha messo in luce anche i risparmi realizzati negli ultimi 3 anni tagliando su dirigenti, personale e spese di affitto. Nel report anche lo stato dell’aria e del suolo, il caso Capoiaccio legato alla radioattività, i lidi di Termoli "in cui sarebbe meglio mettere un divieto alla balneazione" e le emissioni dei quattro inceneritori regionali.




di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Sono il Biferno e il Trigno i fiumi più inquinati della regione. Quelli in cui, in determinati punti come il lago di Guardialfiera e l’area matesina, è meglio anche non pescare.
Lo ha detto 
Quintino Pallante, numero uno dell’Arpa Molise, che questa mattina, giovedì 12 novembre, ha presentato l’annuario sui dati ambientali riferiti al 2014. I dati sulle cosiddette acque sotterranee, monitorate dall’agenzia regionale per l’ambiente dal 2012 al 2014, evidenziano la presenza di sostanze chimiche nel Biferno (per l’anno 2013) che nel caso del Trigno si accompagna anche a un insufficiente quantità di acqua (sia nel 2012 che nel 2014).
«Senza un monitoraggio costante, 24 ore su 24, sui depuratori è difficile, se non impossibile, individuare i responsabili – ha detto Pallante –. Come Arpa possiamo fare i controlli, ma è chiaro che quando noi mettiamo nero su bianco che c’è inquinamento l’effetto si è già prodotto. Si farebbe un salto in avanti importante con i controlli sui depuratori perché potremmo circoscrivere la zona e capire, dalle sostanze ritrovate nel fiume, anche chi ce le ha sversate».
Quelle sui fiumi molisani, comunque, non sono le uniche informazioni contenute nell’annuario «che per la prima volta nella storia dell’Arpa abbiamo realizzato».
Aria, suolo, agenti fisici e ovviamente acqua sono state ispezionate tramite prelievi, analisi di laboratorio e campionamenti «per restituire un quadro il più chiaro e completo possibile alla cittadinanza».
Un risultato possibile anche grazie ai 
risparmi realizzati da Pallante che ha tagliato sul numero di dirigenti (passati dai 17 del 2003 agli 8 di oggi), sul personale in servizio (da 165 oggi sono 150), sui costi d’affitto (la sede di via D’Amato costava 70mila euro l’anno mentre gli attuali uffici di via Petrella erano vuoti), guadagnato col servizio (a pagamento) sul controllo degli ascensori e riportato in pareggio il bilancio dell’agenzia regionale «che ha chiuso il triennio 2012-2014 con 2 milioni di utile» a fronte di quasi 3 milioni di euro di tagli subiti. Anche questo è tutto contenuto nell’annuario.

Che si facciano più controlli è evidente dai grafici illustrati i quali mostrano un’impennata di campioni analizzati per ciò che attiene 
l’aria. Nel 2012 erano appena 175 al 30 settembre 2015 sono stati già monitorati 1088 campioni. Si è fatto di più e meglio anche per quanto riguarda i controlli sul suolo, in calo, invece, quelli sull’acqua. Per quanto riguarda le acque di balneazione va detto che il monitoraggio è stato fatto in venti punti tra Campomarino e Montenero di Bisaccia con una qualità definita “eccellente” tranne che a Termoli, in prossimità del bar Giorgione, a 50 metri a nord di Rio Vivo e al Lido Aloha dove la classe di qualità è “buona” «ma prossima a diventare sufficiente perché – ha detto ancora Pallante – così vicino alla foce del fiume bisognerebbe mettere un divieto».

Novità importanti per il monitoraggio dell’aria: «Prima del 2012 erano solo due i tipi di controllo, ora sono 11. 
Da una ventina di giorni l’Arpa Molise è in grado di prevedere, a tre giorni, la qualità dell’aria in tutta la regione.

Sul sito internet dell’agenzia si possono calcolare i parametri di ozono, biossido di azoto e pm 10. «Solo Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia ed Emilia Romagna lo hanno già fatto» ha detto con una punta di orgoglio il direttore.
Molto interessante nell’annuario la parte relativa al suolo finalizzata, in particolare, a far emergere rifiuti interrati e discariche abusive.
Su 198 siti controllati l’anno scorso ben 72 sono state le segnalazioni inviate ai Comuni e addirittura 27 quelle alle Procure in cui, evidentemente, l’Arpa ha ravvisato veri e propri reati in materia di inquinamento ambientale. Numerosissimi i procedimenti avviati con Termoli che spicca sopra ogni altro comune molisano (13 di cui 3 chiusi).
Si parla di 
Cercemaggiore nel capitolo dedicato alla radioattività: la foto dell’area interdetta «grande quanto un campo di calcio» è proprio quella di contrada Capoiaccio in cui è stato estratto petrolio fin dagli anni sessanta prima di tappare il pozzo vicino al fosso vernile che sfocia nel Torrente Freddo “sul quale sono in corso ulteriori accertamenti”, come leggiamo dalla relazione allegata.
Ampia la parte dedicata ai depuratori reflui urbani e lunghissimo l’elenco dei comuni molisani in cui gli impianti non sono conformi. Campobasso, assieme a Bojano, Riccia e San Martino in Pensilis (ma solo per citare i territori più popolosi), è tra quelli con impianti non a norma.
E sono aumentate dal 2012 al 2014 le emissioni dei quattro inceneritori presenti in regione: Herambiente (Pozzilli) ha incenerito quasi 90mila tonnelate di rifiuti, Asrem (ospedale) 336, Momentive (Termoli) 4451 e Colacem quasi 14mila tonnellate.

(Pubblicato il 12/11/2015)


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L'annuario è scaricabile dal sito dell'ARPA Molise all'indirizzo http://www.arpamolise.it/news/file/Annuario%20dei%20dati%20ambientali%20ArpaMolise_2015.pdf


giovedì 12 novembre 2015

Piani di Gestione dei SIC Molisani, richiesti pareri

Bozze dei Piani di Gestione dei relativi Siti Natura 2000




La Giunta Regionale, con Deliberazione n.604 del 09.11.2015, ha adottato le bozzedi n. 61 piani di gestione, di altrettanti Siti Natura 2000, previsti nell'ambito della Misura 3.2.3. del Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R.) Molise 2007/2013.

In data 10.11.2015 e 11.11.2015, rispettivamente presso la sede ARSARP di Campobasso e la sede del Comune di Isernia, si sono tenuti due incontri partecipativi, convocati dall'Assessore Regionale alle Politiche agricole e Forestali, in cui sono stati presentati i Piani di gestione adottati ed ai quali hanno partecipato i rappresentanti del partenariato socio-economico e distituzionale (comuni, province, associazioni di categoria, associazioni ambientali, sindacati, ecc.),.

Il partenariato socio-economico ed istituzionale avrà la facoltà di evidenziare in merito osservazioni e suggerimenti entro il 23 novembre 2015 ai seguenti indirizzi mail:
 

Documentazione